Lettura condivisa: Gli aquiloni, di Romain Gary

Siamo tornati!
E le nostre attività sono riprese con la serata di venerdì 7 settembre dedicata alla condivisione della lettura e delle emozioni di un romanzo francese, Gli aquiloni, di Romain Gary.
Il pubblico numeroso (saletta piena e diverse facce nuove) ha manifestato grande apprezzamento per il testo, e ha ascoltato con interesse Beatrice e Claudia raccontare, come premessa, la vita romanzesca e intensa dell’Autore, vero e proprio personaggio lui stesso.
Dal dibattito sono emerse considerazioni unanimemente positive; ne riportiamo sinteticamente alcune.
Chiara: romanzo molto francese, molto francesi anche i personaggi seppure niente affatto caricaturali. Grande poesia e grazia. Stile ricco di originale ironia. Forse un po’ lungo e con un lieto fine troppo smaccato (lo zio che riesce a tornare dal campo di concentramento?)
Marisa: delizioso, una specie di fiaba che appunto in quanto tale giustifica il lieto fine. Lode all’ironia che sostiene anche contro la brutalità. Esilaranti i soggetti di alcuni degli aquiloni, tra i quali quello che rappresenta De Gaulle, forse inteso dall’Autore come un sostituto del proprio padre che era stato uomo inaffidabile, inafferrabile e fatuo.
Paolo: ottimamente delineato il personaggio dello chef Marcellin Duprat e del suo modo di intendere la Resistenza dai fornelli
Liliana: veramente tanta poesia e tanta grazia
Micol: mirabile la capacità di Gary di descrivere personaggi e atmosfere in poche righe, asciutte ma efficaci
Andrea: romanzo assolutamente antiretorico, e anche dissacrante, perfino nei confronti della Resistenza francese
Daniela D.: malgrado il suicidio con cui l’Autore conclude la propra vita poco dopo la sua pubblicazione, il romanzo va preso come un dono di speranza che ci ha lasciato. Il tema della memoria è proprio anche di un altro Autore francese, il Nobel Patrick Modiano, nel quale però prevalgono atmosfere plumbee a differenza della grande positività di Gary
È stato anche rilevata la tecnica con la quale Gary riesce a offrire al lettore due diverse visioni: quella del ragazzino nella parte iniziale e quella del giovane uomo consapevole nella seconda parte, più dominata dall’azione e da una forte tensione narrativa.
In conclusione, siamo tornati e ci siamo subito ritrovati nel nostro elemento: i libri e il piacere di parlarne:
Se volete leggere la presentazione integrale di Beatrice e Claudia, la trovate QUI.
Grazie a tutti e al prossimo appuntamento, il 21 settembre!

Festa del Solstizio d’Estate 2018

Come se non fossero bastate le stelle nel cielo (per fortuna quest’anno sereno e senza minacce), di stelle abbiamo riempito anche il palcoscenico sul quale si è svolta la consueta celebrazione dell’arrivo dell’Estate tra letteratura, musica e fratellanza multietnica.
Non si sa davvero da dove cominciare con i ringraziamenti, ma a nessuno sarà sfuggito l’impegno collettivo per mettere in scena uno spettacolo così vario:
Lorena, espertissima e ammiratissima, ha condotto la serata intervallando i vari numeri con un fil rouge inerente il culto del Sole nei vari angoli del mondo
i ragazzi della classe quinta, guidati dalla loro Maestra Graziella sempre piena di entusiasmo, ci hanno divertiti  offrendoci la loro freschezza: 10 e lode e tutti promossi alle Medie!
– la stessa Graziella ha letto a due voci una sua poesia insieme a una Mamma Nord-Africana, un momento molto toccante
– noi dell’Associazione “Amici della Biblioteca” (Andrea, Chiara, Cristina, Daniele, Paolo, Valeria) abbiamo trattato alcune opere letterarie emblematiche dei 5 Continenti per sottolinearne le peculiarità
Irene e Claudia hanno salutato rispettivamente la Primavera uscente e l’Estate entrante con la lettura di poesie in tema
– il gruppo musicale Canta Carex ci ha incantati con una scelta di brani da tutto il mondo interpretati con perfetta sintonia da quattro voci (due femminili e due maschili)
il pubblico ha goduto e sottolineato con applausi, e al termine ha onorato il ricco allestimento di cibi italiani e stranieri portati con grande generosità
Luca ha installato e disinstallato i cavi, le luci, i microfoni e tutte le diavolerie necessarie
Ivano… beh, lui come sempre ha fatto TUTTO: è stato regista, organizzatore, curatore delle pubbliche relazioni, manovale, mescitore di vini, intrattenitore… il solito meraviglioso, unico e inarrivabile padrone di casa! A lui 110 e lode e tutti i nostri ringraziamenti, che non basteranno mai.

Leggete tutti i testi della serata QUI.
E passate un’estate felice in attesa di ricominciare con nuove attività in settembre!

Consigli di lettura per l’estate 2018

Gli appuntamenti con i Consigli di Lettura della nostra associazione non deludono mai: ogni volta ci fanno scoprire Autori e titoli e ci aprono gli orizzonti, arricchendo la nostra esperienza di lettori.
Così anche quest’anno entreremo nell’estate ben equipaggiati di mezzi di sostentamento essenziali quali sono, per noi, i libri, e non temeremo né canicola né temporali agostani perché avremo sempre buona compagnia. La scelta è varia, e permetterà di viaggiare anche a chi resterà a casa o si sposterà di poco: infatti viaggeremo in lungo e in largo per il mondo, da Venezia, Versailles, Trieste e la Valle d’Aosta a mete più lontane come l’America o il Nord Africa, e i più spericolati potranno spingersi fin nella misteriosa Cambogia. I nostri libri ci faranno da guida, grazie alle esaurienti recensioni degli amici lettori Alessandro, Andrea, Chiara, Claudia, Daniela D., Gabriele, Gabriella, Graziella, Ombretta e Sebastiano
Dunque leggete tutte le presentazioni QUI, mentre QUI troverete le tre poesie che Alessandro ci ha letto durante la serata (una è sua !!!)

Libro/Film: Fahrenheit 451

Fahrenheit 451 – sia il romanzo che il film – è un’opera dedicata proprio a noi devoti della lettura, e ci mette in guardia contro il sempre attuale pericolo che corre la libertà di lettura, cultura e immaginazione. Un’opera simbolica e imprescindibile, che a pieno titolo è stata trattata per noi da Renata (per la parte letteraria) e Graziano (per quella cinematografica).
Ci pare di poter dire che il pubblico ha assistito con molta empatia, addirittura con una certa commozione, e lo prova l’intensità del dibattito finale, ricco e istruttivo, che per noi ha registrato e trascritto l’ottima nuova Segretaria dell’Associazione, la nostra efficientissima Silvia.
I commenti li potete leggere in calce a questo articolo, mentre i testi integrali delle presentazioni (sempre lodevole la meticolosità di Renata e l’incredibile preparazione di Graziano) sono disponibili QUI.
Grazie a tutti per questa splendida serata!

Il primo intervento (Andrea) ha fatto notare la doppia recitazione di Julie Christie nei due ruoli, e questa strategia cinematografica che ricorre alla figura del doppio è stato visto come un omaggio a Hitchcock (La donna che visse due volte) ma anche come una visione del regista dell’ambivalenza del sentimento amoroso…
È stato fatto un piccolo riferimento al film I 400 colpi e a come in quel film l’acqua assuma una specie di ruolo di purificazione, perché in entrambi l’acqua è il tramite della fuga.
Graziano ha accennato al titolo originale del film, Gli anni della fenice, e ha sottolineato come ci fosse un collegamento con la figura mitologica della fenice e gli uomini-libro.
Renata ha confermato il riferimento alla fenice all’interno del romanzo e la contrapposizione con la salamandra che troneggia come simbolo dei pompieri.
Graziano ha poi fatto notare alcune particolarità:
– per come è stato realizzato il film si intuisce che Truffaut non è un amante dei film di fantascienza
– i titoli di testa non sono scritti, ma recitati
– non è solo la scelta del ruolo doppio dell’attrice ad essere un omaggio a Hitchcock, ma tutto l’inizio, L’atmosfera è quasi da thriller con l’arrivo della camionetta dei pompieri vestiti in una maniera che li fa inevitabilmente assomigliare a dei nazisti (l’inseguimento a inizio film richiama la scena dell’inseguimento sui tetti che c’è in Vertigo di Hitchcock).
– anche la scelta delle musiche di Bernard Hermann (in particolare nella scena finale) che ha composto le musiche anche per i film di Hitchcock è un chiaro omaggio a Hitchcock.
Intervento di Valeria che vedendo il film per la prima volta, e avendo letto il libro, ha sottolineato che nel libro è molto più presente, in maniera quasi angosciosa, la tecnologia, quasi assente nel film.
Scelta intenzionale, secondo Graziano, per sottolineare lo smarrimento e la perdita di identità personale,concentrandosi sulla critica alla tecnologia che all’epoca era quasi impensabile (schermi piatti e reality, con le loro evidenti finzioni) ma che oggi creano e plasmano il nostro tempo, immaginando così il futuro interiore di tante persone al giorno d’oggi.
Paolo: la cattura finale di Montag è un vero e proprio reality in cui allo spettatore viene dato ciò che desidera vedere.
Renata: anno del film è il 1966, quindi anche le limitazioni tecnologiche non permettono di seguire la ossessionante tecnologia presente nel libro: il pungiglione che nel libro individua i sovversivi e li insegue, nel film si riduce ad essere il palo da cui scendono e salgono i pompieri, che si blocca nel momento in cui individua un sovversivo.
Ancora Renata: le è pesato l’amore a tutti i costi con la ragazza, che invece nel libro è una diciassettenne molto solare, che nel libro muore dopo tre capitoli, mentre nel film sopravvive. Forse dovuto al fatto che bisognava cavalcare l’onda di una Julie Christie che aveva appena recitato in Il Dottor Zivago.
Secondo Valeria, la figura di questo personaggio sostituisce lo zio (che era stato arrestato perché passeggiava) che nel libro ha un ruolo importante, ma di cui nel film non si fa minimo accenno. E che richiama un altro personaggio di un racconto di Ray Bradbury, Il pedone che si ritrova a passeggiare da solo per le strade mentre tutti sono in casa davanti ai televisori, (che viene poi arrestato da una macchina della polizia automatica – non esistono poliziotti – perché ritenuto un sovversivo perché fa cose che nessun altro fa e che a differenza di tutti non possiede un televisore)
Paolo: il fatto di essere distribuito da una casa americana conferma la tendenza degli americani al bel finale, al tenere in vita gente che nei libri muore.
Valeria: anche se il fatto di essere isolati in uno spazio ridotto li rende simili a degli indiani rinchiusi in una riserva.
Renata: nel libro c’è una professione di umiltà da parte degli uomini-libro che ritengono di non dover imporsi agli altri a tutti i costi ma di mettersi da parte fino a quando non saranno gli altri a chiedere loro di raccontare i libri. Quindi chi sa non deve per forza essere supponente.
Valeria: facendo riferimento ad un altro punto del romanzo in cui Montague vorrebbe imporre la lettura alla gente che trova per strada o sulla metropolitana, viene poi invitato dal professore a non imporsi ma a fare una specie di resistenza.
Graziano: toccante il punto in cui lui prende in mano il libro di David Copperfield e inizia a leggerlo: richiamo alla fenice perché c’è l’idea di una rinascita.
Paolo: poi c’è anche una scena dell’evoluzione, quando lui recita… dimostra che nel tempo, leggendo, ha imparato ad esporre.
Alessia: le è piaciuta molto la scenetta della lettura al gruppo di signore: suggerisce la sensazione che la letteratura permetta di far riaffiorare cose e sensazioni scordate, come se tenesse vivi i sentimenti, le emozioni. Se non leggi diventi piatto.
Paolo: infatti le uniche emozioni nel film sono state quando la ragazza ha capito che il lavoro era perso, ma era persa anche la fiducia dei bambini, e l’altra della signora che ha tirato fuori un’emozione dopo la lettura fatta da Montag. La letteratura permette di smuoverti qualcosa dentro.
Graziano: caratteristica di Truffaut è il richiamo alla letteratura: costante del suo cinema è il fatto che appaiano molti libri, e gli svenimenti. Anche in altri film ci sono svenimenti (Adele H, per esempio), probabilmente perché questi personaggi sono travolti dalla passione per la letteratura e dalla passione amorosa.

Lettura condivisa maggio 2018: La ragazza dello Sputnik, di Haruki Murakami

Haruki Murakami, da anni a un pelo dal premio Nobel, forse non sarà poi così tanto desideroso di vincerlo dopo le ultime e incresciose notizie sugli scandali all’interno dell’Accademia di Svezia. Ma potrebbe consolarsi se sapesse che il nostro Gruppo di Lettura, per opera di Cristina e Daniela B., gli ha dedicato una consacrazione particolare presentando il suo romanzo La ragazza dello Sputnik.
Un libro con diverse chiavi di lettura, molti interrogativi, tanti spunti di dibattito, come si è constatato nel corso del confronto tra i lettori. La presentazione è stata assolutamente esauriente e vi ha trovato spazio anche qualche approfondimento flash non previsto nel copione. E chi ha partecipato alla discussione ha espresso molta competenza, confermando così il gradimento generale di questo Autore.
Un breve sunto di alcuni dei commenti ascoltati:

Andrea: il romanzo sembra un apologo della scrittura. La vita reale non è superabile o traducibile dalla scrittura. Il protagonista è diviso tra le due donne: Myu, razionale, ha bisogno di Sumire, che invece rappresenta la sua antitesi. Ecco perché per Murakami la scrittura è un’esigenza continua.
Maria Francesca: le due figure femminili sono i due aspetti di un’antitesi, la passione versus la normalità. La scrittura diventa quasi elemento di mediazione – come il demiurgo degli antichi – tra il quotidiano e l’assoluto.
Liliana: la storia è coinvolgente all’inizio ma più avanti diventa poco verosimile. Si intuisce troppo in anticipo che Sumire non tornerà. Il nucleo principale del romanzo sembra essere la solitudine, l’incomunicabilità: l’epilogo della vicenda di queste vite sospese, irrisolte, procura un senso di vuoto e tristezza.
Daniela si chiede se il romanzo non vada inteso anche come uno specchio della società giapponese, nella quale pare si registri un’alta percentuale di suicidi.
Cristina ricorda che in Oriente il suicidio è visto in un’ottica completamente diversa da quella della cultura e delle religioni occidentali. Il buddismo non indica il suicidio come un male.
Maria Francesca: il suicidio infatti è presente anche in Norwegian wood ma non fa scalpore perché la mentalità asiatica è ben diversa dalla nostra.
Marisa: la trama del romanzo si sviluppa tra scenari sempre nuovi e imprevedibili, passando dal realismo alla distopia. E il finale aperto ci lascia la libertà di scriverlo noi stessi in quanto lettori.
Renata: ammiratrice di Murakami, concorda con chi sottolinea il tema della solitudine. Le persone si incrociano, viaggiano per un po’ affiancate, poi tornano ciascuna alla propria orbita.
Elvira: fa notare come certi elementi ricorrenti in Murakami (il doppio, i gatti, la luna…) siano chiaramente legati al mistero e alla magia.

Per leggere il testo integrale della presentazione, cliccate QUI.
E grazie a tutti, con l’augurio di non smettere mai di leggere e condividere.

Approfondimento: Scrittori suicidi

Sette Autori famosi, tra i quali un premio Nobel, sono stati oggetto di analisi nella serata dedicata agli Scrittori suicidi. Un’occasione ghiotta per rievocare i loro nomi e le loro opere indagando però anche sui retroscena privati che li hanno portati alla drastica decisione di togliersi la vita.
L’affluenza di pubblico e l’interesse rimasto vivo malgrado la durata della presentazione hanno premiato l’impegno di coloro che hanno collaborato a questo evento, e che hanno condiviso le loro conoscenze e i loro punti di vista suggerendoci nuove letture oppure riletture.
All’ultimo momento, a causa di un lieve malanno, ha dato forfait Sebastiano, che avrebbe presentato lo scrittore Lucio Mastronardi, ma tuttavia ci ha inviato materiale sufficiente per compilare il resoconto integrale della serata, che potete leggere QUI.
Grazie di cuore a tutti per questa opportunità così istruttiva, che una volta di più conferma la vitalità e la passione che ci sostengono.

Lettura condivisa: La giornata d’uno scrutatore, di Italo Calvino

La lettura condivisa di marzo, La giornata d’uno scrutatore di Italo Calvino, ci è stata proposta da Mariagiulia affiancata per le letture da Alessandro e Elvira.
Questo resoconto è opera di Alessandro e Daniela, che con molta disponibilità hanno sostituito la redattrice influenzata. Ecco i loro contributi:

“Pochi ma buoni” come si usa dire. Vivace dibattito dopo la presentazione di “La giornata d’uno scrutatore”. Da parte di tutti gli intervenuti è stata sottolineata la complessità e attualità dei temi trattati pur nella brevità del romanzo (anche in ragione della recente tornata elettorale). Si è parlato dello scontro politico in atto negli anni ’50 in piena guerra fredda, del ruolo dell’Italia nello scacchiere europeo nei confronti del blocco comunista, del tentativo di far passare la cosiddetta “legge truffa” e del ruolo giocato dalle istituzioni cattoliche (esemplificate nell’istituzione del Cottolengo) a favore della Democrazia Cristiana.
Abbiamo analizzato anche la crisi personale e politica del militante comunista in cui si riflette la crisi dello stesso Calvino che, partito dalle esperienze partigiane, avverte il progressivo distacco dall’ideologia comunista che non riesce più a rappresentarlo. Ecco allora che quel mondo chiuso che è il Cottolengo, inizialmente visto come feudo elettorale dell’avversario (e che pertanto necessita di essere vigilato per prevenire il condizionamento del voto di quel popolo di incapaci/infelici) lentamente viene recepito come luogo “altro”, un mondo a sé dove regna la sofferenza ma anche il coraggio, la solidarietà e l’amore, quello vero, quello grande, che troppo spesso a dispetto dei grandi ideali di uguaglianza universale la sinistra ha dimenticato. In quel luogo, che torna all’attenzione delle istituzioni solo per la contingenza elettorale, dove le persone sono reciprocamente necessarie, persiste un modo d’essere che è amore.
“L’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini se non quelli che gli diamo”.
Alessandro

Si può dire che lo straordinario racconto di Calvino sia stato veramente  apprezzato da tutti i partecipanti (pochini, per la verità, ma le assenze erano dovute ai motivi più vari). Comunque, la scelta del testo è stata a giudizio di tutti assai felice.
Grandissimo l’autore che, anziché scrivere un violento pamphlet, ci ha fornito  un testo ricco di  riflessioni profonde sulla sofferenza, l’amore e il senso della vita, che superano ogni polemica contingente. Io  ho letto alcune righe del racconto che mi erano piaciute particolarmente e che sono state poi riprese anche da Renata: “Dunque, quello che conta d’ogni cosa è solo il momento in cui comincia, in cui tutte le energie sono tese, in cui non esiste che il futuro? Non viene per ogni organismo il momento in cui subentra la normale amministrazione, il tra-tran? (anche per il comunismo – non poteva non domandarsi Amerigo – anche per il comunismo sarebbe avvenuto? o stava già avvenendo?).”
Infatti anche il Cottolengo, l’istituzione che all’inizio era nata dal “calore d’una pietà che pervadeva persone e cose” “e doveva aver creato, tra soccorritori e derelitti, l’immagine d’una società diversa”, si era andato  trasformando in qualcosa di inimmaginabile, cioè una macchina elettorale che produceva voti. Tutti noi constatiamo abbastanza di frequente che lo slancio eroico dell’utopia iniziale finisce presto o tardi per perdere il fascino del suo primo fuoco e diventare qualcosa di totalmente diverso o addirittura irriconoscibile.
Devo anche dire  che  il personaggio di Amerigo Ormea, alter ego di Calvino, militante onesto, generoso, disponibile, disilluso, privo di certezze e sicurezze, che vive in modo problematico perfino la sua paternità e la  relazione con la sua compagna, è sembrato sincero, lontano da ogni cliché  e vicino alla sensibilità del lettore contemporaneo.
Daniela D.

Romanzi ferroviari

Sconto comitiva per gli amici che sono saliti a bordo del treno letterario in partenza alle ore 21 (circa, molto circa) dal binario speciale della Biblioteca. Il tempo di mettersi comodi (per modo di dire, dato che i sedili non erano proprio di legno ma di altrettanto poco comoda plastica) ed ecco che dietro i finestrini hanno cominciato a scorrere le immagini di un viaggio che ha percorso l’Italia e gran parte dell’Europa, fino alla Russia. Chiara, Ombretta e Alessandro intanto illustravano il paesaggio (ovviamente letterario) e presentavano i personaggi incontrati. Storie di guerra, per lo più, ma anche storie visionarie; tutte legate dall’elemento conduttore del treno, tema della serata.
Sono stati analizzati quattro romanzi del novecento e citate molte altre opere famose, venendosi così a configurare un percorso di letture vario e discretamente ampio.
Al termine del viaggio, un buffet (certamente di qualità superiore a quello offerto sui treni veri) ha ristorato i passeggeri, e la serata si è conclusa fra le consuete chiacchiere vivaci e divertenti.
Chi volesse ripercorrere l’esperienza, può leggere tutti i testi QUI.
Buon viaggio e buone letture!

Poesia e Musica: Fabrizio De Andrè

Eccezionale affluenza di pubblico per una serata di ricordo e tributo alla poesia di un Artista che rappresenta un patrimonio per la nostra cultura: Fabrizio De Andrè, poeta e cantautore, colonna sonora di più generazioni, icona indimenticabile a quasi 20 anni dalla morte prematura.
Gli Amici della Biblioteca se ne sono occupati principalmente in quanto poeta, ma come disgiungere i suoi versi dalla musica delle sue canzoni? E così ne abbiamo ascoltate 6 fra le più significative, intervallate agli interventi dei 7 presentatori che hanno sviscerato, tassello dopo tassello, questo personaggio caro a tutti.
La notte era buia e tempestosa ma nella saletta della Biblioteca gli spettatori si sono stipati e anche dopo il termine della serata hanno intrecciato commenti soddisfatti e entusiasti per la perfetta riuscita di un prodotto così complesso.
Grande Fabrizio, ma grandissimi i nostri Alessandro, Elvira, Renata, Claudia, Paolo, Manuela e Gabriele!
E grazie a chi è intervenuto magari accompagnando amici e conoscenti, facce nuove alle quali il nostro Gruppo è sempre lusingato di dare il benvenuto.

Leggete QUI i testi delle presentazioni; ci sono anche i link per guardare i video con le canzoni!

Questi Nobel: Kazuo Ishiguro

Abbiamo assistito a una sera eccellente ritrovandoci venerdì 9 febbraio in biblioteca per ascoltare Marisa e Elvira raccontarci Kazuo Ishiguro, l’ultimo premio Nobel per la letteratura.
Entrambe sedotte dall’Autore e preparatissime sull’argomento, ci hanno incantato con una lunga analisi che ha illustrato tutta l’opera e tutta la tematica – non sempre così evidente – di questo scrittore definito proprio da Marisa “a cavallo tra oriente e occidente”, perché di origini giapponesi ma di formazione britannica.
E tutto ciò ha finalmente chiarito ai pochi scettici il merito che l’Accademia di Svezia ha riconosciuto a Ishiguro assegnandogli il più prestigioso premio letterario con una motivazione cristallina: “Nei suoi romanzi di grande forza emotiva ha scoperto l’abisso sottostante il nostro illusorio senso di connessione con il mondo”.
Ripassiamo insieme questa lectio magistralis QUI.
E ringraziamo non solo le due presentatrici ma anche il pubblico che al termine ha prolungato la serata aprendo un insolito dibattito di grande interesse.