Letteratura e Spettacolo. Cattive Ragazze #2: l’invidia

“Ah le donne, chi le capisce? – si lamentano spesso gli uomini.
Beh, viene da dire: sforzatevi, siate pazienti, approfondite… hai voglia: le donne sono complicate (più o meno dolcemente), e poi forse istintivamente nascondono il proprio mistero, che in fondo è anche un’arma di seduzione. Così le ha fatte la Natura, secondo i propri fini riproduttivi per la perpetuazione del genere umano.
Però chi volesse impegnarsi un po’ di più (e senza troppa fatica) potrebbe sempre chiedere lumi alla nostra Marisa, che non solo ne sa ma è anche una impareggiabile insegnante di questa ostica materia: l’universo femminile. E ce lo analizza in modi tutt’altro che cattedratici, bensì sul filo della finissima ironia che la contraddistingue e che le permette di celebrare le Donne nel contempo prendendole un po’ in giro, ma con leggerezza, quel tanto che basta per divertire mentre sottilmente  insegna.
Per l’8 marzo di quest’anno, la sua analisi si è soffermata su un sentimento sì trasversale come l’invidia, però nel vissuto della donne; attingendo alla Letteratura di tutti i tempi e a qualche esempio cinematografico, ha disegnato ritratti di donne invidiose nelle varie forme di questo peccato capitale e ne ha assegnato l’interpretazione a Claudia e Paolo, veterani della scena e affiatatissimi, nonché in perfetta sintonia con il registro semigiocoso della serata.
Il copione integrale è leggibile QUI.
Dobbiamo ricordare alcuni effetti speciali, in particolare il look anni ’30 di Claudia nei panni di una sensuale e invidiosa demoiselle francese e quello paludato di Paolo interprete di un autorevole Pubblico Ministero con tanto di toga. E ancora, le canzoni registrate che hanno intervallato le letture, tra cui Non sono una signora (Loredana Bertè), Dieci ragazze per me (Lucio Battisti), Pensiero stupendo (Patty Pravo), Per Elisa (Alice), Contessa (Enrico Ruggeri), Quello che le donne non dicono (Fiorella Mannoia).
Ineccepibile il service tecnico di Alessandro, che ha aiutato a far filare tutto liscio.
E caloroso e divertito il pubblico che ha scelto di passare con noi la sera della Festa della Donna.
Grazie!

Approfondimento: Arte e Letteratura

Tutti noi forti lettori ben conosciamo il potere evocativo della parola, ma non ignoriamo nemmeno quello dell’immagine, perché quando un testo ci coinvolge è perché ci suggerisce visioni (diverse per ognuno) che ci restano impresse nella mente come fossero parte integrante del libro che stiamo leggendo.
Da questa constatazione è scaturita l’idea (artefice, Alessandro) di una serata per illustrare con esempi alcuni dei collegamenti che ogni lettore è indotto a fare tra le parole e le loro rappresentazioni mentali. Ne è uscita una rassegna il cui maggiore interesse è stato forse il rilevare come ciascuno, pur sviluppando lo stesso tema di base, lo abbia interpretato in modo del tutto particolare e individuale. Ma non meno interessanti sono state le storie che abbiamo potuto ascoltare, le informazioni, le nozioni, gli aspetti celati dietro qualche opera che magari prima ignoravamo e che, grazie alla condivisione, ora arricchiscono anche il nostro immaginario.
Per leggere i testi delle presentazioni cliccate QUI.
Vi troverete quattro diversi percorsi di lettura e immedesimazione: Alessandro e Elvira hanno sviluppato il tema soffermandosi sulla alienazione dell’Uomo del Novecento così lucidamente ritratta nelle opere surrealiste di Giorgio De Chirico e René Magritte; Beatrice ha citato Alessandro Baricco e il concetto di progresso legato alla ‘velocità’, simbolo del movimento futurista, acutamente paragonandola a quella che oggi contraddistingue la tecnologia e la comunicazione; Chiara ha rievocato scenari di guerra accostando l’impietosa critica antimilitarista del pittore Otto Dix e dello scrittore Céline; Ha chiuso la serata Marisa con una presentazione di rara eleganza basata sul principio dell’Armonia (caro all’estetica rinascimentale) e del Caos (più vicino alla turbolenta società contemporanea), in entrambi i casi chiamando in causa la prosa sublime e impareggiabile di Italo Calvino.
Forte affluenza di pubblico (oltre 40 spettatori, calcolo approssimativo per difetto), in parte composto da persone esterne al nostro Gruppo ma invogliate dal passaparola o persuase a venire da amici frequentatori abituali.
Complimenti, gente: anche questa è andata in porto, e col vento in poppa!

Libro/Film: Il conformista, di A. Moravia e B. Bertolucci

Un buon libro, un bel film, la compagnia di cari amici, ed ecco una piovosa serata invernale trasformarsi in un piacere appagante e condiviso.
Venerdì 1 febbraio, per il ciclo Cinema e Letteratura, l’appuntamento è stato con Il conformista, diretto da Bernardo Bertolucci e tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia: due nomi eccelsi nella cultura italiana, che hanno attirato diversi spettatori non abituali ma accumunati dall’amore per il cinema.
Da rilevare una volta di più la competenza della presentazione che ha preceduto la proiezione: Andrea per la parte letteraria e Graziano per quella cinematografica ci hanno preparati a meglio apprezzare la visione; competenza profondo ma non per questo tecnica o accademica, al contrario anzi chiarissima e amichevole. Dunque non una lezione bensì un’introduzione accattivante e istruttiva.
Potete leggere QUI i loro testi.
Il dibattito finale, forzatamente breve a causa dell’ora tarda, ha registrato un apprezzamento concorde; sono stati sottolineati alcuni aspetti,, quali l’elegante essenzialità delle inquadrature (che per alcuni ha un po’ penalizzato il coinvolgimento emotivo), la densità dei temi (quello politico, quello sentimentale, quello psicoanalitico e filosofico con riferimenti al mito della caverna di Platone che illustra la cecità morale prodotta dal fascismo); inoltre la magistrale padronanza dei ruoli interpretati da Trintignan, Sandrelli, Sanda ma anche da Fosco Giachetti e Gastone Moschin).
Andrea ha tenuto a ribadire che Moravia intendeva indicare il fascismo come una malattia che tutto corrompe e che i traumi infantili del protagonista hanno lo stesso ruolo (alla fine distruttivo) nella sua formazione. Alessandro rileva come regista e scrittore sembrino avere in comune una certa ossessione per il sesso, e pensa che Bertolucci se ne sia servito per presentare il fascismo come una perversione.
Grazie a tutti e arrivederci al prossimo incontro, venerdì 15 febbraio!

Lettura condivisa: Il bacio della donna ragno, di Manuel Puig

Archiviate le Festività e iniziato l’anno nuovo, il Gruppo riprende i suoi incontri e lo fa confrontandosi sulla lettura condivisa del romanzo Il bacio della donna ragno di Manuel Puig.
Per la presentazione, Beatrice ha scelto un format alquanto originale, di tono quasi teatrale, immaginando di rivolgersi a un interlocutore (Enrico) e di spiegargli le caratteristiche del libro e del suo Autore; al loro fianco, Claudia e Paolo hanno dato voce ad alcuni dialoghi salienti dei due protagonisti, mentre a Mirko è toccato leggere contributi esterni (interviste, stralci da saggi, note).
La formula è risultata vincente, la modalità di illustrare la lettura secondo binari non convenzionali ha ricevuto apprezzamento da tutti e ha consentito a Beatrice di trasmettere innumerevoli e inedite informazioni che hanno completato la critica complessiva dell’opera e guidato i lettori a una sua migliore comprensione.
Il testo integrale della presentazione è QUI.
E qui sotto, in sintesi, alcuni dei commenti suscitati tra il pubblico:
Renata: molto piaciuto anche per lo stile particolare e così diverso da quello tipico della letteratura latino-americana, che in genere è ricca di descrizioni mentre qui protagonista è il nudo dialogo. Un elemento importante dell’opera è l’ambiguità: la comprensione e l’immedesimazione è affidata al lettore stesso. E le note, che alcuni potrebbero trovare astruse e fuori luogo, emergono invece come stimolo ulteriore alla riflessione.
Liliana: bello il libro come bello il film di Babenco del 1985. Quanto alle note, le ha lasciate per ultime per non interrompere la magia della narrazione.
Alessandro: un libro che non parla direttamente della dittatura ma la sottintende potentemente. Il fulcro è la contrapposizione tra un idealista razionale e disciplinato e un sognatore che vive di sentimenti, ma alla fine è proprio il secondo a insegnare qualcosa al primo. Inoltre è centrale il tema dell’omosessualità, qui trattata in modo da farne risaltare la sensibilità.
Marisa: alla rilettura dopo molti anni, il libro le è piaciuto un po’ meno, le ha suscitato una minore empatia. La sua struttura sembra adattissima al cinema.
Chiara (fuori dal coro): delusa dalla mancanza di uno stile personale – il “tratto” dello scrittore – non è riuscita a farsi trasportare. Forma un po’ piatta? Comunque validissimi i dialoghi, molto autentici, plausibili, scorrevoli.
Andrea: libro autobiografico, nel senso che Puig vi trasfonde la propria sofferta omosessualità.
Paolo: Difficile entrarci in sintonia, il libro però si è rivelato ben scritto, i dialoghi e i colpi di scena efficaci. Molto toccanti le premure di Molina nei confronti del compagno intossicato dal cibo della prigione.
Beatrice: in quelle pagine, ma in tutto il romanzo, si nota il pudore che accompagna situazioni potenzialmente volgari.
Claudia: letto con grande fatica alla ricerca di un’empatia che stentava. Struttura e tecnica sperimentali lo rendono un romanzo ottimo e coraggioso, anche se le note creano una disturbante disomogeneità.
Elvira: da lodare la modernità di Puig che riesce a pilotare sapientemente stili e registri tanto diversi.
Alessandro: il fascino di una cella che diventa un microcosmo in cui due persone tra loro così diverse riescono a convergere intorno alla sfera dei sentimenti. La cella è quasi un’oasi di felicità, un riparo dalla dittatura che impera fuori.
Silvia: apprezzate le note, che in un certo senso spezzano il clima claustrofobico della narrazione, e molto riusciti i dialoghi, che trovano nella semplicità la loro grande efficacia.
A margine, Alessandro ci fa pervenire una sua nota più articolata, che volentieri aggiungiamo:
“Nel romanzo emergono opposte visioni della vita così riassumibili.
Molina l’omosessuale: – Godi e non pensare al domani.
Valentin il rivoluzionario marxista: – Non posso godere e pensare al domani perché vivo in funzione della lotta politica.
Da sottolineare il concetto per cui la sensibilità non appartiene solo al genere femminile: -perché un uomo o chiunque, un cane o una checca, non può essere sensibile se ne ha voglia? – se tutti fossero come le donne non ci sarebbero torturatori. Visione romantica di cui non sarei così tanto sicuro.
Il pregio maggiore di questo romanzo consiste nei dialoghi perfettamente bilanciati, che con pochi abili passaggi riescono a dirci molto sulla tragica situazione politica imposta dalla dittatura militare.
– se pensi così non cambierai mai niente.
– e tu pensi di poter cambiare il mondo?
Nella visione marxista i rapporti personali sono subordinati alle scelte politiche e non c’è differenza tra uomo e donna.
Nel mondo effimero dei lustrini e delle dive del cinema in cui Molina si rifugia per scampare alla desolazione della propria vita, (“la realtà è già così brutta”) contano solo i rapporti personali, non c’è consapevolezza di una prospettiva politica di cambiamento.
Nonostante Molina sia una spia e un depravato (ricordiamoci che ha molestato un minorenne), la sua volontà di dedizione a un uomo è sincera, potrebbe essere il cameriere o il rivoluzionario, ma comunque un “vero uomo”, non uno dei suoi amici “froci” che lui stesso disprezza.
“Si può morire per delle idee” afferma ironicamente Georges Brassens in una sua famosa canzone, ma purtroppo anche uccidere per delle idee e lo constatiamo tragicamente ai giorni nostri.
Molina (il povero “frocio” ignorante) ha preferito morire per una persona, per un sentimento. Nonostante i vari pregiudizi (non nascondiamoci dietro un dito) abbiamo tutti qualcosa da imparare dal nostro caro Molinita.
– Allora farò tutto quello che mi dirai tu.
– Non immagini che gioia mi dai.

Grazie a tutti per la lettura stimolante e l’altrettanto stimolante dibattito!

Reading di Natale 2018

Il significato del tradizionale Reading natalizio, quest’anno, era duplice: non solo celebrare il Natale con la comunità degli affezionati frequentatori della Biblioteca, ma anche festeggiare il glorioso raggiungimento della pensione del nostro amatissimo Ivano, eccezionale bibliotecario e amico. E ci pare di avercela fatta, dato che la sala era gremita e che il calore del pubblico ha trasformato la malinconia di un congedo in un momento gioioso di affetto e auguri.
Molto si deve anche alla partecipazione degli amici moldavi, che ci hanno portato in dono lo spirito del Natale più autentico, quello delle persone semplici e delle famiglie unite nell’amore delle tradizioni. Per noi è sempre emozionante vedere i bimbi e gli adulti cantare e raccontare della loro terra e dei loro riti, nei loro abiti tradizionali dove il bianco e il rosso trasmettono innocenza e gioia. Cristina ha organizzato a meraviglia i vari contributi: il coro dei bambini diretto da Lucia, la lettura di racconti delle tradizioni natalizie moldave e l’esibizione dei due magistrali Costantino e Dimitru con i loro strumenti (armonica, ocarina, flauto di Pan). Un grazie davvero grande a questa manifestazione di amicizia e di condivisione, che conferma una volta di più il valore dell’empatia fra i popoli come garanzia di un futuro più armonioso per tutti.
Gli altri contributi (tutti integralmente QUI) sono stati curati dai fedeli Amici della Biblioteca, che hanno presentato al pubblico brani in prosa e poesia sul tema delle Festività. Per concludere, è andato in scena un atto unico scherzoso in dialetto interpretato da una dozzina di “non-attori” in onore del nostro Ivano. Il quale, al termine, ha detto qualche parola di commiato affiancato dall’Assessora alla Cultura, l’amica Daniela Favaro, per poi invitare tutti i presenti a un brindisi di saluto.
Finisce un anno, forse addirittura un’epoca, e fortunati coloro che l’hanno vissuta. Ora dobbiamo fare una sola cosa: dare inizio a un altro anno e a un’altra epoca, nel solco tracciato e con il tesoro di esperienze che ci hanno portato fin qui.
Dunque nulla finisce davvero, e quindi… state in campana!
Ma intanto passate le migliori Feste nella migliore compagnia: i vostri cari e i vostri libri.
E arrivederci a gennaio con il regolare proseguimento delle nostre attività!

Consigli di Lettura Natale 2018

A giorni arriverà definitivamente l’inverno, con il freddo e le lunghe serate in casa.
Fai la cosa giusta: accendi il caminetto. Non hai un caminetto? Avrai almeno un termosifone, fa lo stesso. Avvicina la poltrona (o la sedia, o uno sgabello, se ci aggiungi un cuscino sei a posto). Mettiti sulle ginocchia una bella coperta di cachemire (ok, niente cachemire, può andare benissimo anche un plaid di pile preso dai cinesi a 4 euro e 90, fa il suo caldino uguale e si sciupa meno). Prendi con te il tuo gatto o il tuo cane (né gatti né cani? Peccato, aiuterebbero). Sistema sul tavolino una tazza di tè inglese o cinese, oppure un vin brulé o due dita di grappa veneta. Fin qui ci sei? Adesso apri un libro e chiudi pure fuori la nebbia e il gelo.
Quale libro? Scegli fra quelli che ti consigliano i lettori esigenti del nostro Gruppo, e che accontenteranno tutti i gusti! Li abbiamo presentati venerdì 7 dicembre in una serata affollata in cui abbiamo anche goduto la visita di due “Matti per Leggere” venuti da lontano: Max e Larissa. coniugi tedeschi di Monaco amici di Gabriele e Daniela, ci hanno voluto donare una lettura natalizia di un Autore tedesco, Wolfgang Borchert (1921-1947), interpretata a quattro voci. La trovate QUI.
I Consigli invece sono QUI: vi troverete, gialli, memorie, romanzi divertenti e altri che fanno riflettere, ambientazioni le più diverse, tanta varietà e tutta la nostra passione di lettori.
Cominciate a leggere, in attesa dell’appuntamento immancabile del 21 dicembre per il tradizionale Reading di Natale. Sarà fantasmagorico e imperdibile, quindi non prendete altri impegni!

Il nostro Roth

Con la morte di Philip Roth, nel maggio di quest’anno, l’America e il mondo hanno perso uno dei massimi Maestri della Letteratura contemporanea, già entrato nella leggenda con i suoi 31 romanzi di enorme successo. Il Gruppo di lettura gli ha dedicato una serata di omaggio per illustrare i suoi meriti e rievocare alcuni dei suoi libri più significativi. Hanno profuso passione e impegno Beatrice (ideando e coordinando la serata), Alessandro, Cristina, Daniela D., Gabriele, Silvia e – in veste di ospite eccezionale – Paolo Zardi, scrittore padovano, autore tra l’altro di La felicità esiste (2012), XXI secolo (finalista premio Strega 2015) e altri, fino all’ultimo Tutto male finché dura (2018).
Abbiamo potuto rivivere l’infanzia e la formazione di Roth e ritrovarvi i germi del suo talento narrativo e della complessità delle sue tematiche. Il rigore documentario e l’acutezza delle analisi hanno reso la serata una delle più memorabili fra le tante realizzate in questi anni. L’invito a tutti è di accogliere questi suggerimenti e di intraprendere la lettura dei tanti capolavori di questo genio della scrittura, nei quali viene tratteggiato lucidamente il tormento di ogni singolo Uomo, e non solo di un Paese grande e contraddittorio come l’America.
I testi sono raccolti QUI.
Se poi volete conoscere meglio Paolo Zardi, troverete interessantissimo il suo blog Grafemi QUI.

Lettura condivisa: Una questione privata, di Beppe Fenoglio

In anni in cui la narrativa italiana stenta a esprimere autori realmente convincenti, ci conforta tornare a certi scrittori di razza cui ci aveva abituato il Novecento, e Beppe Fenoglio ne rappresenta un esempio indiscutibile.
Venerdì 9 novembre, lo abbiamo rievocato confrontandoci sulla lettura del suo romanzo Una questione privata, proposto e analizzato da Alessandro con passione e competenza, ma anche con lo straordinario supporto della voce di Elvira che ne ha interpretato con grande intensità alcuni passi. Storia di Resistenza ma non solo: storia di una vicenda esistenziale che lo sfondo della Resistenza aiuta a rendere più drammatica; storia di giovani vite travolte negli anni più belli dall’orrore della guerra.
Superfluo annotare che il romanzo è piaciuto a tutti i presenti; interessante, invece, cogliere alcuni dei commenti. Li trovate riassunti qua sotto, mentre per il testo integrale della presentazione di Alessandro basterà cliccare QUI.
Andrea ribadisce che questo libro eccezionale parla di un vissuto e perciò è autentico, non costruito. Nota la differenza sostanziale tra il tormentato studente Milton e lo scanzonato benestante Giorgio, ma non dimentica il commovente personaggio di Riccio, quindicenne staffetta partigiana che i fascisti ammazzano a sangue freddo. Di centrale in questo romanzo c’è l’avvertenza di Fenoglio che, seppure il fascismo sia un male, è fatto di uomini, di singoli uomini la cui vita vale quanto quella di chiunque altro.
Renata: incantata dall’efficacia “fisica” delle descrizioni dei paesaggi delle Langhe, da lei visitate di recente ritrovandovi in pieno le atmosfere fenogliane. Questo ci parla di amore per la propria terra. A San Donato Mango le è capitato di visitare una piccola raccolta di cimeli partigiani, trovandoli troppo scarsi per poter combattere la minaccia dell’oblio, e si chiede se la memoria della Resistenza non si vada perdendo. E ci racconta anche di un busto raffigurante le teste di tre giovani (due uomini e una ragazza) con sotto incisa una frase toccante del romanzo: “Le aveva sempre pensate, le colline, come il naturale teatro del suo amore, gli era invece toccato di farci l’ultima cosa immaginabile, la guerra”.
Daniela D.: grande delicatezza nelle pagine che descrivono i primi incontri fra Milton e Fulvia, e tragiche invece quelle finali sulla folle corsa di Milton braccato dai fascisti. Folle anche il suo amore per una ragazza così giovane, capricciosa e volubile come Fulvia.
Chiara: non un romanzo sulla Resistenza (Fenoglio non aveva bisogno di scriverne un altro, ne aveva già scritti tanti) ma la storia di una amicizia virile messa a rischio da un sospetto, con la Resistenza come sfondo quasi obbligato. Il sentimento più forte è quello che lega i due rivali in amore: per Milton, è necessario trovare l’amico per un faccia a faccia tra uomini, ma in realtà la sua ansia maggiore è quella di salvarlo dai fascisti che lo hanno catturato e potrebbero ucciderlo da un momento all’altro.
Elisa (nuova ospite): la vicenda narra di una resistenza alla Resistenza, ossia di un disperato tentativo di questi giovani, votati al sacrificio anche estremo, di esorcizzare l’orrore con pensieri e progetti normali quali il valore dello studio, la musica e soprattutto la felicità dell’amore.
Beatrice concorda e ricorda che quei giovani avevano la morte sempre accanto. Ecco perché la vicenda con Fulvia al centro, che in un contesto normale sarebbe parsa forse persino banale, assume le caratteristiche di una ossessione. Fa rilevare inoltre come nel romanzo sia presente una grande pietà per tutti, partigiani e fascisti; pregio quindi di Fenoglio è anche quello di aver evitato qualunque indottrinamento ideologico.
Marisa lo definisce un romanzo “sull’arte di correre”, riferendosi alle corse trafelate di Milton in mezzo ai pericoli, alle pallottole, a tutte le insidie, come spinto da una pulsione fortissima e irresistibile che in parte potrebbe essere… di natura ormonale? Una corsa verso la vita stessa, perché la vita e l’amore sono indissolubili. Un romanzo che, riletto a distanza di decenni, ancora rivela nuove sfaccettature non colte prima ma sorprendentemente attualizzabili.
Sempre Marisa, sul finire, richiama la nostra attenzione su una curiosità: nel corso di un dialogo fra Milton e una contadina, l’anziana usa un termine inglese (sandwich) per intendere “panino imbottito”. Suona invero alquanto bizzarro sulla bocca di una vecchia massaia di campagna dell’epoca!
E al termine di questa serata apprezzatissima (per Elvira addirittura applausi a scena aperta), vi ricordiamo il titolo della prossima lettura condivisa: Il bacio della donna ragno, di Manuel Puig, che discuteremo insieme in gennaio con la presentazione di Beatrice. Rivolgetevi alla Biblioteca per chiedere il prestito della vostra copia.

Libro/Film: Chinatown, di Roman Polanski

Questo è un Gruppo di lettura molto fortunato: abbiamo una biblioteca che ci ospita, un bibliotecario come Ivano che non si risparmia per agevolare le nostre attività e un seguito di amici e simpatizzanti capaci di sorvolare sportivamente anche su qualche piccolo imprevisto. Nella fattispecie, l’inconveniente tecnico che ha un po’ penalizzato la visione del film Chinatown proiettato venerdì 26 novembre per il filone che confronta Cinema e Letteratura.
Ma ciò malgrado, e malgrado anche la durata della proiezione, gli intervenuti hanno apprezzato e lodato l’opera di Roman Polanski, anche grazie alle due introduzioni di Ombretta (che ha sintetizzato il genere noir) e di Graziano (che ci ha raccontato il “dietro le quinte”. I loro interventi sono QUI. Sono interessanti e originali, non trascurate di leggerli!
Come sempre, grazie a tutti, e tenetevi pronti per i prossimi appuntamenti!

Edward Hopper – tra vita artistica e vita privata

Cos’è l’Arte se non un mezzo per interpretare la realtà e rispecchiarla nel nostro immaginario?
E cos’è che rende tale l’Artista se non la capacità di vedere, nella realtà, ciò che l’uomo comune non vede, ciò che sta sotto, dietro o oltre, ciò che spesso è fatto per restare invisibile agli occhi?
Stiamo parlando di Arte in generale, di ogni sua forma: dalla letteratura – che è il campo in cui noi lettori meglio ci muoviamo – alla pittura, alla scultura, alla fotografia, al cinema. Tutti mezzi per trasfigurare ciò che cade banalmente sotto l’osservazione ma che ha dei segreti da svelare, da far svelare al lettore o al visitatore di mostre. L’Arte offre stimoli e ciascuno riceve in dono l’emozionante possibilità di rielaborarli secondo il proprio vissuto.
Questa era l’Arte di Edward Hopper, il celebre pittore statunitense cui Marisa ha dedicato una serata attesissima e applauditissima.
Al servizio del suo impegno e del suo eclettismo, il supporto solido e collaudato degli espertissimi Claudia e Paolo, e tutti insieme, affiancati da una galleria di suggestive immagini e da stacchi musicali rétro, ci hanno condotti in un viaggio attraverso la vita artistica e privata del Maestro, nonché della sua compagna Josephine, figura fondamentale nel percorso del marito malgrado (o forse proprio grazie a) la conflittualità del loro rapporto.
Il testo integrale è QUI, non mancate di leggerlo!
Grazie agli artefici della serata, al valido tecnico Alessandro e al pubblico numeroso e coinvolto.