Lettura condivisa: Una questione privata, di Beppe Fenoglio

In anni in cui la narrativa italiana stenta a esprimere autori realmente convincenti, ci conforta tornare a certi scrittori di razza cui ci aveva abituato il Novecento, e Beppe Fenoglio ne rappresenta un esempio indiscutibile.
Venerdì 9 novembre, lo abbiamo rievocato confrontandoci sulla lettura del suo romanzo Una questione privata, proposto e analizzato da Alessandro con passione e competenza, ma anche con lo straordinario supporto della voce di Elvira che ne ha interpretato con grande intensità alcuni passi. Storia di Resistenza ma non solo: storia di una vicenda esistenziale che lo sfondo della Resistenza aiuta a rendere più drammatica; storia di giovani vite travolte negli anni più belli dall’orrore della guerra.
Superfluo annotare che il romanzo è piaciuto a tutti i presenti; interessante, invece, cogliere alcuni dei commenti. Li trovate riassunti qua sotto, mentre per il testo integrale della presentazione di Alessandro basterà cliccare QUI.
Andrea ribadisce che questo libro eccezionale parla di un vissuto e perciò è autentico, non costruito. Nota la differenza sostanziale tra il tormentato studente Milton e lo scanzonato benestante Giorgio, ma non dimentica il commovente personaggio di Riccio, quindicenne staffetta partigiana che i fascisti ammazzano a sangue freddo. Di centrale in questo romanzo c’è l’avvertenza di Fenoglio che, seppure il fascismo sia un male, è fatto di uomini, di singoli uomini la cui vita vale quanto quella di chiunque altro.
Renata: incantata dall’efficacia “fisica” delle descrizioni dei paesaggi delle Langhe, da lei visitate di recente ritrovandovi in pieno le atmosfere fenogliane. Questo ci parla di amore per la propria terra. A San Donato Mango le è capitato di visitare una piccola raccolta di cimeli partigiani, trovandoli troppo scarsi per poter combattere la minaccia dell’oblio, e si chiede se la memoria della Resistenza non si vada perdendo. E ci racconta anche di un busto raffigurante le teste di tre giovani (due uomini e una ragazza) con sotto incisa una frase toccante del romanzo: “Le aveva sempre pensate, le colline, come il naturale teatro del suo amore, gli era invece toccato di farci l’ultima cosa immaginabile, la guerra”.
Daniela D.: grande delicatezza nelle pagine che descrivono i primi incontri fra Milton e Fulvia, e tragiche invece quelle finali sulla folle corsa di Milton braccato dai fascisti. Folle anche il suo amore per una ragazza così giovane, capricciosa e volubile come Fulvia.
Chiara: non un romanzo sulla Resistenza (Fenoglio non aveva bisogno di scriverne un altro, ne aveva già scritti tanti) ma la storia di una amicizia virile messa a rischio da un sospetto, con la Resistenza come sfondo quasi obbligato. Il sentimento più forte è quello che lega i due rivali in amore: per Milton, è necessario trovare l’amico per un faccia a faccia tra uomini, ma in realtà la sua ansia maggiore è quella di salvarlo dai fascisti che lo hanno catturato e potrebbero ucciderlo da un momento all’altro.
Elisa (nuova ospite): la vicenda narra di una resistenza alla Resistenza, ossia di un disperato tentativo di questi giovani, votati al sacrificio anche estremo, di esorcizzare l’orrore con pensieri e progetti normali quali il valore dello studio, la musica e soprattutto la felicità dell’amore.
Beatrice concorda e ricorda che quei giovani avevano la morte sempre accanto. Ecco perché la vicenda con Fulvia al centro, che in un contesto normale sarebbe parsa forse persino banale, assume le caratteristiche di una ossessione. Fa rilevare inoltre come nel romanzo sia presente una grande pietà per tutti, partigiani e fascisti; pregio quindi di Fenoglio è anche quello di aver evitato qualunque indottrinamento ideologico.
Marisa lo definisce un romanzo “sull’arte di correre”, riferendosi alle corse trafelate di Milton in mezzo ai pericoli, alle pallottole, a tutte le insidie, come spinto da una pulsione fortissima e irresistibile che in parte potrebbe essere… di natura ormonale? Una corsa verso la vita stessa, perché la vita e l’amore sono indissolubili. Un romanzo che, riletto a distanza di decenni, ancora rivela nuove sfaccettature non colte prima ma sorprendentemente attualizzabili.
Sempre Marisa, sul finire, richiama la nostra attenzione su una curiosità: nel corso di un dialogo fra Milton e una contadina, l’anziana usa un termine inglese (sandwich) per intendere “panino imbottito”. Suona invero alquanto bizzarro sulla bocca di una vecchia massaia di campagna dell’epoca!
E al termine di questa serata apprezzatissima (per Elvira addirittura applausi a scena aperta), vi ricordiamo il titolo della prossima lettura condivisa: Il bacio della donna ragno, di Manuel Puig, che discuteremo insieme in gennaio con la presentazione di Beatrice. Rivolgetevi alla Biblioteca per chiedere il prestito della vostra copia.

Libro/Film: Chinatown, di Roman Polanski

Questo è un Gruppo di lettura molto fortunato: abbiamo una biblioteca che ci ospita, un bibliotecario come Ivano che non si risparmia per agevolare le nostre attività e un seguito di amici e simpatizzanti capaci di sorvolare sportivamente anche su qualche piccolo imprevisto. Nella fattispecie, l’inconveniente tecnico che ha un po’ penalizzato la visione del film Chinatown proiettato venerdì 26 novembre per il filone che confronta Cinema e Letteratura.
Ma ciò malgrado, e malgrado anche la durata della proiezione, gli intervenuti hanno apprezzato e lodato l’opera di Roman Polanski, anche grazie alle due introduzioni di Ombretta (che ha sintetizzato il genere noir) e di Graziano (che ci ha raccontato il “dietro le quinte”. I loro interventi sono QUI. Sono interessanti e originali, non trascurate di leggerli!
Come sempre, grazie a tutti, e tenetevi pronti per i prossimi appuntamenti!

Edward Hopper – tra vita artistica e vita privata

Cos’è l’Arte se non un mezzo per interpretare la realtà e rispecchiarla nel nostro immaginario?
E cos’è che rende tale l’Artista se non la capacità di vedere, nella realtà, ciò che l’uomo comune non vede, ciò che sta sotto, dietro o oltre, ciò che spesso è fatto per restare invisibile agli occhi?
Stiamo parlando di Arte in generale, di ogni sua forma: dalla letteratura – che è il campo in cui noi lettori meglio ci muoviamo – alla pittura, alla scultura, alla fotografia, al cinema. Tutti mezzi per trasfigurare ciò che cade banalmente sotto l’osservazione ma che ha dei segreti da svelare, da far svelare al lettore o al visitatore di mostre. L’Arte offre stimoli e ciascuno riceve in dono l’emozionante possibilità di rielaborarli secondo il proprio vissuto.
Questa era l’Arte di Edward Hopper, il celebre pittore statunitense cui Marisa ha dedicato una serata attesissima e applauditissima.
Al servizio del suo impegno e del suo eclettismo, il supporto solido e collaudato degli espertissimi Claudia e Paolo, e tutti insieme, affiancati da una galleria di suggestive immagini e da stacchi musicali rétro, ci hanno condotti in un viaggio attraverso la vita artistica e privata del Maestro, nonché della sua compagna Josephine, figura fondamentale nel percorso del marito malgrado (o forse proprio grazie a) la conflittualità del loro rapporto.
Il testo integrale è QUI, non mancate di leggerlo!
Grazie agli artefici della serata, al valido tecnico Alessandro e al pubblico numeroso e coinvolto.

’68: un anno di fuoco

Presente quelle cose che uno dice “no, impossibile, non ci riusciremo mai”, tipo trasportare un pianoforte a coda su per una scala a chiocciola oppure imbandire un banchetto per 200 invitati con un fornellino da campeggio?
Quelle cose tipo “condensiamo il ’68 in poco più di un’ora toccando i principali tra i suoi numerosissimi aspetti, inserendoci anche diapositive e filmati musicali, il tutto senza annoiare il pubblico”?
Ecco, esattamente il tipo di cose che noi del Gruppo di Lettura affrontiamo con la massima disinvoltura e portiamo a termine con un successo trionfale come fosse bere una tazzina di caffè.
Lo abbiamo fatto (e perdonateci se ne siamo orgogliosi) venerdì 5 ottobre mettendo in piedi una serata corale e molto varia per il pubblico di “Barchess’Art”, l’evento culturale organizzato anche quest’anno dal Comune di Limena e che per la seconda volta ci ha arruolati tra i suoi protagonisti (e anche questo giustifica il nostro orgoglio).
Il premio è stato vedere la sala consiliare del Municipio piena di spettatori e raccogliere poi, al termine, vivi complimenti per l’interesse che abbiamo saputo suscitare.
Gli artefici della serata: Alessandro Cecchinato, Andrea Zambotto, Carla De Angelis, Chiara Sambo, Cristina Rosetti, Paolo Galetto, Sebastiano Leotta, Silvia Camin.
Complice: il tecnico Daniele che ha fatto in modo che tutto corresse liscio come l’olio.
Per i pochi che non erano presenti, tutti i nostri testi sono QUI, e riassumono quell’anno di fuoco, spartiacque del novecento, sotto il profilo storico, sociale e artistico.
Alla prossima, e grazie a tutti!

Consigli di lettura settembre 2018

Prima di parlare di libri, anche il blog vuole condividere il ricordo di una cara amica, la nostra Graziella, che è mancata in questi giorni. Si era unita a noi poco più di un anno fa e aveva iniziato subito a collaborare con grande competenza e rigore, come era nel suo carattere. Discreta e schiva ma sorprendentemente tenace e instancabile, ha dedicato la sua vita alla famiglia, all’insegnamento, alla cultura e al sociale. La sua perdita repentina ci lascia tutti attoniti. Avrebbe avuto ancora tanto da donare, e le siamo grati per aver trovato del tempo, nella sua vita costantemente impegnata, anche per noi.

Per chi volesse rileggere i suoi contributi:
– consigli di lettura
La ferocia, di Nicola Lagioia
Le tre del mattino, di Gianrico Carofiglio
I primi viaggi di Andy Catlett, di Wendell Berry
– monografia (in “Scrittori suicidi”)
Ernest Hemingway
– reading (in “Natale con noi 2017”, insieme a Manuela Piva)
brano da Neve, di Maxence Fermine

E ora passiamo ai nostri libri, quelli che ci siamo vicendevolmente suggeriti dopo le vacanze estive. A giudicare dai titoli, si direbbe che gli Amici del Gruppo di lettura debbano aver molto viaggiato, toccando tutti i continenti, attraverso tante e così differenziate letture! Europa, America, Africa e Oriente sono tutti rappresentati nelle loro scelte, che adesso con entusiasmo e convinzione condividiamo anche con voi.
I testi di tutte le recensioni sono leggibili QUI.
Un buon lavoro, non c’è che dire, ma c’è qualcuno che già pensa a cos’altro consigliarci al prossimo appuntamento di dicembre, perché i Matti per Leggere non si stancano mai di scoprire e proporre nuovi libri e nuove emozioni.

Lettura condivisa: Gli aquiloni, di Romain Gary

Siamo tornati!
E le nostre attività sono riprese con la serata di venerdì 7 settembre dedicata alla condivisione della lettura e delle emozioni di un romanzo francese, Gli aquiloni, di Romain Gary.
Il pubblico numeroso (saletta piena e diverse facce nuove) ha manifestato grande apprezzamento per il testo, e ha ascoltato con interesse Beatrice e Claudia raccontare, come premessa, la vita romanzesca e intensa dell’Autore, vero e proprio personaggio lui stesso.
Dal dibattito sono emerse considerazioni unanimemente positive; ne riportiamo sinteticamente alcune.
Chiara: romanzo molto francese, molto francesi anche i personaggi seppure niente affatto caricaturali. Grande poesia e grazia. Stile ricco di originale ironia. Forse un po’ lungo e con un lieto fine troppo smaccato (lo zio che riesce a tornare dal campo di concentramento?)
Marisa: delizioso, una specie di fiaba che appunto in quanto tale giustifica il lieto fine. Lode all’ironia che sostiene anche contro la brutalità. Esilaranti i soggetti di alcuni degli aquiloni, tra i quali quello che rappresenta De Gaulle, forse inteso dall’Autore come un sostituto del proprio padre che era stato uomo inaffidabile, inafferrabile e fatuo.
Paolo: ottimamente delineato il personaggio dello chef Marcellin Duprat e del suo modo di intendere la Resistenza dai fornelli
Liliana: veramente tanta poesia e tanta grazia
Micol: mirabile la capacità di Gary di descrivere personaggi e atmosfere in poche righe, asciutte ma efficaci
Andrea: romanzo assolutamente antiretorico, e anche dissacrante, perfino nei confronti della Resistenza francese
Daniela D.: malgrado il suicidio con cui l’Autore conclude la propra vita poco dopo la sua pubblicazione, il romanzo va preso come un dono di speranza che ci ha lasciato. Il tema della memoria è proprio anche di un altro Autore francese, il Nobel Patrick Modiano, nel quale però prevalgono atmosfere plumbee a differenza della grande positività di Gary
È stato anche rilevata la tecnica con la quale Gary riesce a offrire al lettore due diverse visioni: quella del ragazzino nella parte iniziale e quella del giovane uomo consapevole nella seconda parte, più dominata dall’azione e da una forte tensione narrativa.
In conclusione, siamo tornati e ci siamo subito ritrovati nel nostro elemento: i libri e il piacere di parlarne:
Se volete leggere la presentazione integrale di Beatrice e Claudia, la trovate QUI.
Grazie a tutti e al prossimo appuntamento, il 21 settembre!

Festa del Solstizio d’Estate 2018

Come se non fossero bastate le stelle nel cielo (per fortuna quest’anno sereno e senza minacce), di stelle abbiamo riempito anche il palcoscenico sul quale si è svolta la consueta celebrazione dell’arrivo dell’Estate tra letteratura, musica e fratellanza multietnica.
Non si sa davvero da dove cominciare con i ringraziamenti, ma a nessuno sarà sfuggito l’impegno collettivo per mettere in scena uno spettacolo così vario:
Lorena, espertissima e ammiratissima, ha condotto la serata intervallando i vari numeri con un fil rouge inerente il culto del Sole nei vari angoli del mondo
i ragazzi della classe quinta, guidati dalla loro Maestra Graziella sempre piena di entusiasmo, ci hanno divertiti  offrendoci la loro freschezza: 10 e lode e tutti promossi alle Medie!
– la stessa Graziella ha letto a due voci una sua poesia insieme a una Mamma Nord-Africana, un momento molto toccante
– noi dell’Associazione “Amici della Biblioteca” (Andrea, Chiara, Cristina, Daniele, Paolo, Valeria) abbiamo trattato alcune opere letterarie emblematiche dei 5 Continenti per sottolinearne le peculiarità
Irene e Claudia hanno salutato rispettivamente la Primavera uscente e l’Estate entrante con la lettura di poesie in tema
– il gruppo musicale Canta Carex ci ha incantati con una scelta di brani da tutto il mondo interpretati con perfetta sintonia da quattro voci (due femminili e due maschili)
il pubblico ha goduto e sottolineato con applausi, e al termine ha onorato il ricco allestimento di cibi italiani e stranieri portati con grande generosità
Luca ha installato e disinstallato i cavi, le luci, i microfoni e tutte le diavolerie necessarie
Ivano… beh, lui come sempre ha fatto TUTTO: è stato regista, organizzatore, curatore delle pubbliche relazioni, manovale, mescitore di vini, intrattenitore… il solito meraviglioso, unico e inarrivabile padrone di casa! A lui 110 e lode e tutti i nostri ringraziamenti, che non basteranno mai.

Leggete tutti i testi della serata QUI.
E passate un’estate felice in attesa di ricominciare con nuove attività in settembre!

Consigli di lettura per l’estate 2018

Gli appuntamenti con i Consigli di Lettura della nostra associazione non deludono mai: ogni volta ci fanno scoprire Autori e titoli e ci aprono gli orizzonti, arricchendo la nostra esperienza di lettori.
Così anche quest’anno entreremo nell’estate ben equipaggiati di mezzi di sostentamento essenziali quali sono, per noi, i libri, e non temeremo né canicola né temporali agostani perché avremo sempre buona compagnia. La scelta è varia, e permetterà di viaggiare anche a chi resterà a casa o si sposterà di poco: infatti viaggeremo in lungo e in largo per il mondo, da Venezia, Versailles, Trieste e la Valle d’Aosta a mete più lontane come l’America o il Nord Africa, e i più spericolati potranno spingersi fin nella misteriosa Cambogia. I nostri libri ci faranno da guida, grazie alle esaurienti recensioni degli amici lettori Alessandro, Andrea, Chiara, Claudia, Daniela D., Gabriele, Gabriella, Graziella, Ombretta e Sebastiano
Dunque leggete tutte le presentazioni QUI, mentre QUI troverete le tre poesie che Alessandro ci ha letto durante la serata (una è sua !!!)

Libro/Film: Fahrenheit 451

Fahrenheit 451 – sia il romanzo che il film – è un’opera dedicata proprio a noi devoti della lettura, e ci mette in guardia contro il sempre attuale pericolo che corre la libertà di lettura, cultura e immaginazione. Un’opera simbolica e imprescindibile, che a pieno titolo è stata trattata per noi da Renata (per la parte letteraria) e Graziano (per quella cinematografica).
Ci pare di poter dire che il pubblico ha assistito con molta empatia, addirittura con una certa commozione, e lo prova l’intensità del dibattito finale, ricco e istruttivo, che per noi ha registrato e trascritto l’ottima nuova Segretaria dell’Associazione, la nostra efficientissima Silvia.
I commenti li potete leggere in calce a questo articolo, mentre i testi integrali delle presentazioni (sempre lodevole la meticolosità di Renata e l’incredibile preparazione di Graziano) sono disponibili QUI.
Grazie a tutti per questa splendida serata!

Il primo intervento (Andrea) ha fatto notare la doppia recitazione di Julie Christie nei due ruoli, e questa strategia cinematografica che ricorre alla figura del doppio è stato visto come un omaggio a Hitchcock (La donna che visse due volte) ma anche come una visione del regista dell’ambivalenza del sentimento amoroso…
È stato fatto un piccolo riferimento al film I 400 colpi e a come in quel film l’acqua assuma una specie di ruolo di purificazione, perché in entrambi l’acqua è il tramite della fuga.
Graziano ha accennato al titolo originale del film, Gli anni della fenice, e ha sottolineato come ci fosse un collegamento con la figura mitologica della fenice e gli uomini-libro.
Renata ha confermato il riferimento alla fenice all’interno del romanzo e la contrapposizione con la salamandra che troneggia come simbolo dei pompieri.
Graziano ha poi fatto notare alcune particolarità:
– per come è stato realizzato il film si intuisce che Truffaut non è un amante dei film di fantascienza
– i titoli di testa non sono scritti, ma recitati
– non è solo la scelta del ruolo doppio dell’attrice ad essere un omaggio a Hitchcock, ma tutto l’inizio, L’atmosfera è quasi da thriller con l’arrivo della camionetta dei pompieri vestiti in una maniera che li fa inevitabilmente assomigliare a dei nazisti (l’inseguimento a inizio film richiama la scena dell’inseguimento sui tetti che c’è in Vertigo di Hitchcock).
– anche la scelta delle musiche di Bernard Hermann (in particolare nella scena finale) che ha composto le musiche anche per i film di Hitchcock è un chiaro omaggio a Hitchcock.
Intervento di Valeria che vedendo il film per la prima volta, e avendo letto il libro, ha sottolineato che nel libro è molto più presente, in maniera quasi angosciosa, la tecnologia, quasi assente nel film.
Scelta intenzionale, secondo Graziano, per sottolineare lo smarrimento e la perdita di identità personale,concentrandosi sulla critica alla tecnologia che all’epoca era quasi impensabile (schermi piatti e reality, con le loro evidenti finzioni) ma che oggi creano e plasmano il nostro tempo, immaginando così il futuro interiore di tante persone al giorno d’oggi.
Paolo: la cattura finale di Montag è un vero e proprio reality in cui allo spettatore viene dato ciò che desidera vedere.
Renata: anno del film è il 1966, quindi anche le limitazioni tecnologiche non permettono di seguire la ossessionante tecnologia presente nel libro: il pungiglione che nel libro individua i sovversivi e li insegue, nel film si riduce ad essere il palo da cui scendono e salgono i pompieri, che si blocca nel momento in cui individua un sovversivo.
Ancora Renata: le è pesato l’amore a tutti i costi con la ragazza, che invece nel libro è una diciassettenne molto solare, che nel libro muore dopo tre capitoli, mentre nel film sopravvive. Forse dovuto al fatto che bisognava cavalcare l’onda di una Julie Christie che aveva appena recitato in Il Dottor Zivago.
Secondo Valeria, la figura di questo personaggio sostituisce lo zio (che era stato arrestato perché passeggiava) che nel libro ha un ruolo importante, ma di cui nel film non si fa minimo accenno. E che richiama un altro personaggio di un racconto di Ray Bradbury, Il pedone che si ritrova a passeggiare da solo per le strade mentre tutti sono in casa davanti ai televisori, (che viene poi arrestato da una macchina della polizia automatica – non esistono poliziotti – perché ritenuto un sovversivo perché fa cose che nessun altro fa e che a differenza di tutti non possiede un televisore)
Paolo: il fatto di essere distribuito da una casa americana conferma la tendenza degli americani al bel finale, al tenere in vita gente che nei libri muore.
Valeria: anche se il fatto di essere isolati in uno spazio ridotto li rende simili a degli indiani rinchiusi in una riserva.
Renata: nel libro c’è una professione di umiltà da parte degli uomini-libro che ritengono di non dover imporsi agli altri a tutti i costi ma di mettersi da parte fino a quando non saranno gli altri a chiedere loro di raccontare i libri. Quindi chi sa non deve per forza essere supponente.
Valeria: facendo riferimento ad un altro punto del romanzo in cui Montague vorrebbe imporre la lettura alla gente che trova per strada o sulla metropolitana, viene poi invitato dal professore a non imporsi ma a fare una specie di resistenza.
Graziano: toccante il punto in cui lui prende in mano il libro di David Copperfield e inizia a leggerlo: richiamo alla fenice perché c’è l’idea di una rinascita.
Paolo: poi c’è anche una scena dell’evoluzione, quando lui recita… dimostra che nel tempo, leggendo, ha imparato ad esporre.
Alessia: le è piaciuta molto la scenetta della lettura al gruppo di signore: suggerisce la sensazione che la letteratura permetta di far riaffiorare cose e sensazioni scordate, come se tenesse vivi i sentimenti, le emozioni. Se non leggi diventi piatto.
Paolo: infatti le uniche emozioni nel film sono state quando la ragazza ha capito che il lavoro era perso, ma era persa anche la fiducia dei bambini, e l’altra della signora che ha tirato fuori un’emozione dopo la lettura fatta da Montag. La letteratura permette di smuoverti qualcosa dentro.
Graziano: caratteristica di Truffaut è il richiamo alla letteratura: costante del suo cinema è il fatto che appaiano molti libri, e gli svenimenti. Anche in altri film ci sono svenimenti (Adele H, per esempio), probabilmente perché questi personaggi sono travolti dalla passione per la letteratura e dalla passione amorosa.

Lettura condivisa maggio 2018: La ragazza dello Sputnik, di Haruki Murakami

Haruki Murakami, da anni a un pelo dal premio Nobel, forse non sarà poi così tanto desideroso di vincerlo dopo le ultime e incresciose notizie sugli scandali all’interno dell’Accademia di Svezia. Ma potrebbe consolarsi se sapesse che il nostro Gruppo di Lettura, per opera di Cristina e Daniela B., gli ha dedicato una consacrazione particolare presentando il suo romanzo La ragazza dello Sputnik.
Un libro con diverse chiavi di lettura, molti interrogativi, tanti spunti di dibattito, come si è constatato nel corso del confronto tra i lettori. La presentazione è stata assolutamente esauriente e vi ha trovato spazio anche qualche approfondimento flash non previsto nel copione. E chi ha partecipato alla discussione ha espresso molta competenza, confermando così il gradimento generale di questo Autore.
Un breve sunto di alcuni dei commenti ascoltati:

Andrea: il romanzo sembra un apologo della scrittura. La vita reale non è superabile o traducibile dalla scrittura. Il protagonista è diviso tra le due donne: Myu, razionale, ha bisogno di Sumire, che invece rappresenta la sua antitesi. Ecco perché per Murakami la scrittura è un’esigenza continua.
Maria Francesca: le due figure femminili sono i due aspetti di un’antitesi, la passione versus la normalità. La scrittura diventa quasi elemento di mediazione – come il demiurgo degli antichi – tra il quotidiano e l’assoluto.
Liliana: la storia è coinvolgente all’inizio ma più avanti diventa poco verosimile. Si intuisce troppo in anticipo che Sumire non tornerà. Il nucleo principale del romanzo sembra essere la solitudine, l’incomunicabilità: l’epilogo della vicenda di queste vite sospese, irrisolte, procura un senso di vuoto e tristezza.
Daniela si chiede se il romanzo non vada inteso anche come uno specchio della società giapponese, nella quale pare si registri un’alta percentuale di suicidi.
Cristina ricorda che in Oriente il suicidio è visto in un’ottica completamente diversa da quella della cultura e delle religioni occidentali. Il buddismo non indica il suicidio come un male.
Maria Francesca: il suicidio infatti è presente anche in Norwegian wood ma non fa scalpore perché la mentalità asiatica è ben diversa dalla nostra.
Marisa: la trama del romanzo si sviluppa tra scenari sempre nuovi e imprevedibili, passando dal realismo alla distopia. E il finale aperto ci lascia la libertà di scriverlo noi stessi in quanto lettori.
Renata: ammiratrice di Murakami, concorda con chi sottolinea il tema della solitudine. Le persone si incrociano, viaggiano per un po’ affiancate, poi tornano ciascuna alla propria orbita.
Elvira: fa notare come certi elementi ricorrenti in Murakami (il doppio, i gatti, la luna…) siano chiaramente legati al mistero e alla magia.

Per leggere il testo integrale della presentazione, cliccate QUI.
E grazie a tutti, con l’augurio di non smettere mai di leggere e condividere.