Festa del Solstizio d’estate 2017

vele2Festa bagnata, festa fortunata; e così è stato, perché la pioggia alla fine c’è stata ma un puntuale piano B ne ha neutralizzato le conseguenze, e sotto il sicuro timone di capitan Ivano la vela del nostro Solstizio ha ripreso a solcare la notte estiva dopo un repentino spostamento di armi e bagagli al coperto.
Festa grande, diciamocelo. Festa di quelle che piacciono e attirano le persone, le famiglie, adulti e bambini (neonati compresi, che Dio li benedica!), perché celebrano valori semplici e forti come la fratellanza e la gioia di vivere.
Quest’anno sul tema del Viaggio abbiamo proposto pagine letterarie di grande valore in prosa e poesia, alternate a momenti elettrizzanti grazie al brio di canzoni popolarissime per noi interpretate dalle Mamme Special. Una lode particolare a queste ragazze vivaci e grintose, che nella loro routine di mogli, madri, lavoratrici riescono a trovare il tempo per coltivare il gusto per la vita anche attraverso il canto. E un merito speciale a Cristiana Lirussi che le ha “inventate” e insegna loro come sfruttare il dono della voce (che lei possiede e padroneggia con straordinaria naturalezza e professionalità insieme).
Vario e appropriato il programma letterario: leggete i testi integrali QUI.
Ineccepibili i tecnici Nicola e Luca che hanno curato luci e suoni alla perfezione.
Medaglia d’ora culinaria a quanti hanno imbandito il banchetto interetnico a base di specialità soprattutto dell’Africa centrale (vino e bibite, ce n’erano a volontà, si intende).
Grazie ai volontari che hanno prestato opera nei preparativi.
Grazie all’amica Daniela Favaro, assessore alla cultura, che ha mostrato il suo apprezzamento assistendo alla serata fino alla fine (a tarda ora, a causa dell’interruzione per pioggia).
Grazie al pubblico che si è adattato agli inconvenienti ed è rimasto sul posto con pazienza per non perdersi nulla del divertimento.
E così, con questo magico ricordo e questa bella soddisfazione, ci lasciamo per vivere l’estate, ma con l’appuntamento già a settembre quando le nostre attività riprenderanno a gran ritmo.

A tutti, buone vacanze e ottimi libri!

Consigli di lettura per l’estate 2017

????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Per combattere gli effetti più molesti del caldo estivo, gli esperti raccomandano di bere tanta acqua, consumare frutta e verdura e non uscire nelle ore più calde… tutto sacrosanto, ma non manca qualcosa? Per esempio, perché non parlano dell’efficacia rinfrescante sulla mente di una buona lettura? Noi matti per leggere aggiungiamo questo consiglio, anzi quest’anno ne aggiungiamo 12: tanti sono i libri che il Gruppo suggerisce di mettere nella valigia delle vacanze, o più semplicemente sul comodino nelle notti afose.
Nella nostra selezione abbondano i gialli, ma sono ben rappresentati anche i drammi familiari, l’amore, la nostalgia, il recupero del passato, i racconti fantastici, un po’ di saggio umorismo.
Ispiratevi leggendo le nostre recensioni, raccolte integralmente QUI.
E nei momenti più meditativi, ristoratevi dalla prosaicità del quotidiano con le magnifiche POESIE che ci propongono Antonella, Carla e Enrico.
Che le vostre siano ferie di riposo e di letture: buona estate!

Libro/Film: Orlando

locandina-filmDal confronto tra il raffinato romanzo di Virginia Woolf e l’omonimo sontuoso film diretto da Sally Potter è uscito vincitore lo spettatore, che ne ha tratto la sensazione di aver assistito a qualcosa di molto speciale. Merito anche della competenza con cui Graziano (per l’analisi cinematografica) e Ombretta (per quella letteraria) hanno curato la presentazione, volta a facilitare la comprensione di una vicenda così fantastica e visionaria.
Se lo stile di Virginia Woolf è basato sulla padronanza del potere della parola scritta, quello di Sally Potter si fa forte di una sensibilità tutta femminile per i dettagli, l’uso del colore, l’intensità dei primi piani. Due linguaggi solo tecnicamente diversi, ma in questo raro e felice caso assolutamente in linea e anzi complementari; due opere d’arte di altissimo livello e perciò per nulla in competizione fra loro.

copertina
I testi delle due presentazioni sono QUI: non perdeteveli, vi affascineranno.
Dal dibattito finale sono emerse altre annotazioni: anzitutto Graziano ha spiegato il significato dei colori dominanti nella fotografia, ossia il rosso/arancione/oro della prima parte che simboleggiano l’aristocrazia e il verde della seconda che riconduce ai valori della natura e della fertilità. Ha anche sottolineato l’intensità dell’ultima immagine, nella quale lo sguardo luminoso e quasi imperscrutabile (come non pensare al sorriso della Gioconda leonardesca?) di Orlando – la strepitosa attrice inglese Tilda Swinton, perfetta in un ruolo androgino – riempie tutto lo schermo comunicando un messaggio silenzioso e toccante.
L’eccezionale prestazione della Swinton è stata rimarcata anche da Micol, che fa notare come la sua recitazione si affidi quasi più allo sguardo che alle parole, ma che sguardo!
Alessia si è detta estasiata dalla visionarietà del film ma ha molto apprezzato anche la potenza di Virginia Woolf, una donna davvero all’avanguardia con la sua visione della vita libera da compromessi e convenzioni.
Molto gradite anche le musiche: sorprende che la stessa regista ne sia stata co-autrice.
Un grazie è venuto da più parti per la scelta del tema della serata, che è stato unanimemente goduto e apprezzato e che ha fatto piacevolmente volare il tempo.

Lettura condivisa: La cura Schopenhauer, di Irvin Yalom

copertinaL’incontro di venerdì 12 maggio intorno alla lettura condivisa di La cura Schopenhauer di Irvin Yalom si potrebbe riassumere così: un gruppo di lettori analizza un gruppo di pazienti in terapia psicanalitica. Due realtà disomogenee ma con forti legami interni, anche se talora in conflitto. Due realtà in cui vige lo scambio (di idee, di esperienze) come strumento di comunicazione e auto-aiuto.
Ma sarebbe troppo poco per raccontare di una serata in cui, dopo un’illuminante illustrazione del testo da parte di Andrea - arricchita dalle voci di Cristina e Daniele che ne hanno interpretato in modo convincente alcuni passaggi-chiave, si è aperto uno straordinario dibattito che ha coinvolto molti toccando temi anche non strettamente legati alla lettura ma sconfinanti ben oltre. Di particolare valore le considerazioni competenti di alcuni tra i presenti riguardo le dinamiche proprie delle terapie di gruppo, e quelle di carattere più eminentemente filosofico di coloro per i quali la materia è particolarmente familiare.
In sintesi, la lettura ha riscosso un chiaro successo: la presentazione integrale di Andrea è a vostra disposizione QUI, mentre qua sotto riportiamo i principali commenti scaturiti dal pubblico.
Renata l’ha definita affascinante, ha apprezzato molto l’accostamento tra il filosofo Schopenhauer e il personaggio Philip, entrambi destinati alla solitudine (e quindi all’infelicità) a causa del loro talento geniale. I riferimenti alla religione sono un po’ controversi: da un lato sembrerebbe una falsa terapia, dall’altro un possibile aiuto quando assuma i caratteri del buddismo. Di grande interesse anche la tecnica della terapia di gruppo, in cui sono i pazienti stessi ad analizzare i problemi gli uni degli altri e ad avanzare ipotesi di soluzione, mettendo quasi in secondo piano (nel ruolo di moderatore) il terapeuta.
Andrea concorda, evidenziando come il terapeuta si comporti quasi come un padre che si assume il compito di responsabilizzare i suoi figli per avviarli verso l’indipendenza.
Marta, con tutta evidenza molto al corrente della materia, giudica assolutamente verosimile e impeccabile il comportamento professionale del terapeuta. Esprime dubbi sull’accostamento tra Schopenhauer e il buddismo, perché in quest’ultima dottrina il distacco dal mondo non nega assolutamente il valore delle emozioni e della compassione.
A Daniela D. è piaciuta la capacità di empatia del terapeuta, ma trova che il suo gruppo accolga pazienti in un certo senso elitari, tutti – tranne uno – dotati di ottima cultura e di competenze di poco inferiori a quelle del terapeuta stesso.
Liliana fa notare come alla fine sia proprio il paziente meno colto di tutti a compiere il salto di qualità maggiore, candidandosi a diventare quasi terapeuta egli stesso.
Cristina spiega come il gruppo, con le sue stimolazioni, sia l’ambiente ideale per far emergere, in condizioni di disagio, le migliori e più risolutive risorse interiori di ognuno.
Marta aggiunge che i gruppi vengono formati in base a criteri variabili: l’età, la sensibilità, la gravità del disturbo e altri. Ciò che importa è che vi sia rappresentata una variabilità sufficiente a spingere a uscire dal guscio individuale e ad accogliere la sofferenza altrui.
Beatrice, studiosa di filosofia, è dubbiosa sul valore terapeutico della dottrina di Schopenhauer, che predica l’isolamento dal mondo come meccanismo di auto-difesa ma in realtà non è una cura. Come dimostra il personaggio Philip che alla fine, per recuperare se stesso e una speranza di felicità, abbandona la tesi e impara a lasciarsi andare.
Daniele definisce la cura in oggetto come una strategia per vincere una sofferenza, ma sotto questo aspetto in realtà è una limitazione pesante che si paga a carissimo prezzo.
Liliana ricorda il merito dell’Autore di saper avvicinare il lettore con un linguaggio e una vicenda del tutto accessibili e perciò coinvolgenti.
Altri intervengono più volte per ribadire i concetti già espressi, arricchendoli di ulteriori note.
Unica voce fuori dal coro, Chiara esprime dubbi sul valore letterario e sull’originalità dell’opera, definendo Yalom un efficace narratore più che uno scrittore, e poco verosimile – almeno per il lettore medio non americano – la vicenda.
Nel complesso, gradimento altissimo e serata assai stimolante, che ha incoraggiato molti a continuare la conoscenza di Irvin Yalom attraverso la lettura di altri suoi libri.

Reading: Spaghetti allo scoglio

spaghetti.ridDonne di garbo, diceva Carlo Goldoni, sono donne dotate di cultura e savoir faire, e per questo determinate, sagaci e affascinanti.
Donne di garbo sono senz’altro anche le sette che hanno ideato, realizzato e interpretato la serata di intrattenimento e letteratura intitolata Spaghetti allo scoglio, che ci ha divertito e sorpreso venerdì 28 aprile.
In scena, un tavolo da ristorante allestito per una rimpatriata fra vecchie amiche e complici.
Un lavoro di ricamo di gruppo, il loro, nel quale hanno cucito piacevolmente brani di 7 Autori italiani (uno per ciascuna) inerenti il tema della memoria, dei ricordi, degli aneddoti autobiografici.
Ecco gli abbinamenti, dai quali si può trarre qualche conclusione sulle diverse sensibilità delle presentatrici:
Liliana (la briosa): Roberto Stanich
Paola G. (la saggia): Goffredo Parise
Alessia (l’ardita): Giovanni Mosca
Carla (la pasionaria): Giovannino Guareschi
Antonella (la dolce): Mario Lodi
Cristina (l’introspettiva): Luigi Meneghello
Daniela B. (l’ironica): Susanna Agnelli

E siccome ora vi sarà venuta la curiosità di saperne di più, ecco QUI i testi integrali delle letture, utili anche per suggerire di conoscere meglio le opere e gli Autori che ce li hanno prestati.
Un plauso all’affiatamento del gruppo e alla cura dei particolari di scena, e una menzione anche alla guest star Riccardo, impeccabile nel ruolo di cameriere del ristorante più letterario che ci sia mai stato dato di frequentare. Quasi quasi prenotiamo fin da ora un tavolo per l’anno prossimo!

Approfondimento: Il volto di Cristo nella Letteratura

Munch Picasso DelvauxGesù di Nazareth, Rivelazione per i cristiani, enigma irrisolto per i non credenti, è stato il tema della nostra serata di approfondimento del 7 aprile, a un passo dall’inizio della Settimana Santa in cui la liturgia rievoca la sua Passione e morte. Un tema austero e un approccio letterario, molto laico in quanto ha dato voce ad Autori di differenti culture e fedi: da questo confronto è emerso un ritratto affascinante fatto di grandi luci e altrettanto grandi ombre, ma che in ogni caso è frutto di una ricerca interiore cui nessun Uomo può sottrarsi.
Due grandi nomi come Fëdor Dostoevskij e Pavel Florenskij – entrambi russi – hanno rappresentato la letteratura di chi crede in Dio e in Gesù Cristo suo figlio, mentre da Argentina e Portogallo sono giunte le testimonianze di ateismo o agnosticismo di Jorge Luis Borges e di José Saramago; e addirittura dal remoto Oriente ci è pervenuto il messaggio umanissimo di Ai Qing, poeta cinese soggiogato da una figura universale come quella di Cristo.
Molti i presentatori della serata, per le prose e per le poesie: un reading corale partecipato che ha richiesto un grosso lavoro di documentazione per il quale una lode va a tutti e a ciascuno. I meriti di tutto questo impegno sono stati colti e sottolineati anche da quanti, fra gli spettatori, erano venuti per la prima volta a conoscere le nostre attività.
I testi sono raccolti QUI, e come sempre si spera possano fornire a qualcuno utili spunti di letture di approfondimento.
Le foto che Micol ha scattato sono invece QUI.
E se questo è stato l’ultimo incontro prima di Pasqua, Buona Pasqua a tutti !

Incroci di civiltà a Venezia

logoIncrociL’articolo che segue è firmato da Daniela D’Este, che nei giorni scorsi ha seguito il grande evento culturale Incroci di civiltà tenutosi a Venezia e giunto alla decima edizione. La foto di apertura dà un’idea dell’attenzione con la quale il pubblico lo ha accolto, e il resoconto di Daniela ci fa dire “Ma come ho potuto perdere questa fantastica occasione?”
Grazie Daniela di aver voluto condividere un’esperienza così straordinaria!

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Dal 29 marzo al 1 aprile 2017 si è svolto nella città di Venezia il festival internazionale di letteratura Incroci di civiltà, sorto nel 2007 all’interno dell’Università Ca’ Foscari.
Quest’anno ho partecipato all’evento insieme a mio marito e ho seguito il festival dal primo all’ultimo giorno, mentre negli anni precedenti mi ero limitata a seguire quasi esclusivamente gli incontri legati all’Estremo Oriente. È stata una bella sorpresa e sono rimasta pienamente soddisfatta di questa esperienza.
Al festival hanno preso parte 25 scrittori provenienti da 20 paesi diversi, dall’Europa all’America Latina, dal Medio ed Estremo Oriente agli Stati Uniti d’America.

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Tra gli autori che hanno messo a confronto le proprie differenti visioni del mondo sono da segnalare sia scrittori emergenti come l’argentina Mariana Enriquez e il libico Hisham Matar che scrittori già affermati come l’olandese Cees Nooteboom, l’italiana Simona Vinci, l’israeliano Abraham Yehoshua e la giapponese Kirino Natsuo.
Gli elementi di questo festival che mi hanno colpita favorevolmente sono stati numerosi: l’alto livello culturale dell’iniziativa, la gratuità della sua offerta, il successo di partecipazione del pubblico, la vivacità e l’entusiasmo degli organizzatori, la fitta presenza di giovani universitari, l’efficienza della macchina organizzativa, la disponibilità dell’esercito silenzioso dei volontari e l’ottimo standard delle traduzioni simultanee.
Quello però che mi è sembrato caratterizzare maggiormente la manifestazione è stato il suo carattere multiculturale, che ha mantenuto inalterato fin dalle origini. Anche questa volta Venezia, malgrado l’attenzione dei media fosse concentrata sul fallito attentato terroristico al Ponte di Rialto, ha saputo riconfermarsi luogo di incontro, “laboratorio di idee” e crocevia di lingue e culture diverse.
Innumerevoli sono stati in questi giorni gli incroci di confini, lingue, etnie, fedi politiche e religiose, esperienze anche totalmente diverse dal mondo della scrittura.
Giunto quest’anno alla sua decima edizione, il festival è stata ospitato in vari luoghi della città, come il Teatro Goldoni, la Fondazione Querini Stampalia, il Fondaco dei Tedeschi e il Teatrino di Palazzo Grassi. La maggior parte degli incontri con gli autori si è svolta, però, come di consueto, presso l’Auditorium Santa Margherita.

Due autori non sono potuti intervenire alla manifestazione: il keniano Stanley Gazemba, perché non gli è stato concesso dalle autorità il visto per l’espatrio, e il turco Orhan Pamuk, che doveva presiedere l’inaugurazione e che è dovuto invece rientrare con urgenza in patria perché la madre si era gravemente infortunata. Per fortuna gli organizzatori sono riusciti ugualmente a riempire all’ultimo momento l’assenza del Premio Nobel per la letteratura e hanno realizzato una brillante conversazione a tre tra l’americano Michael Chabon, l’indiano Vikram Seth, e l’israeliano Abraham Yehoshua. Questi tre scrittori hanno discusso a lungo vivacemente e non senza qualche polemica sull’importanza della letteratura nel mondo contemporaneo.
YehoshuaIn particolare Yehoshua si è detto convinto che la letteratura abbia ormai abbandonato quel compito di guida morale che aveva assunto all’inizio del Novecento e che aveva prodotto per mezzo secolo grandissimi scrittori. Al giorno d’oggi si scrive molto, si pubblica molto, ma la grande letteratura è scomparsa. C’è qualcosa di negativo in quello che sta succedendo se la letteratura si riduce a raccontare “good stories”, storie belle e ben scritte, ma senza spessore.La letteratura dovrebbe renderci più consapevoli e fornirci gli strumenti per comprendere più a fondo noi stessi e la civiltà in cui viviamo. L’arte infatti ha la capacità di illuminare sia il presente che il futuro e non è un caso, ad esempio, che scrittori come Tolstoj e Dostoevskij abbiano anticipato eventi straordinari come la rivoluzione russa.
PressburgerAnche lo scrittore italo-ungherese Giorgio Pressburger, che ha dialogato con lo scrittore ceco Patrik Ourednik, autore di Oggi e dopodomani, ha espresso con forza la sua opinione sul ruolo dello scrittore, che deve essere sempre “fuori rotta” e non all’inseguimento del mercato, e sulla letteratura che ha il compito di dimostrare un vero, passionale interesse per il destino dell’uomo sulla terra. Come scriveva Kafka in una lettera a Oskar Pollak “un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”.
Nel presentare il suo ultimo, divertente romanzo Don Ponzio Capodoglio, ispirato al celebre capolavoro di Cervantes, Pressburger ha anche dichiarato la necessità di scrivere qualcosa di divertente e capace di dare una qualche speranza al lettore, manifestando invece la sua totale avversione per il concetto di identità, considerato un veleno della nostra civiltà, generatore di guerre, eccidi e bombe atomiche.

Tema centrale scelto dagli organizzatori del festival per questa decima edizione è stato quello del ritorno. Tema complesso questo, che ha a che fare con l’esilio, la nostalgia, l’emigrazione, la ricerca delle proprie radici, la scelta e il dubbio di chi va e poi riparte.
Alcuni scrittori come Cees Nooteboom sono ritornati “fisicamente” a Venezia, essendo già stati ospiti del festival in precedenti edizioni. Ma non si tratta evidentemente solo di “ritorni fisici”. Si è parlato del “ritorno” soprattutto come tematica narrativa.
LaferriereL’enigma del ritorno è il titolo del romanzo di Dany Laferrière, primo scrittore canadese di origine haitiana eletto come membro permanente dell’Académie française. Per l’haitiano, divenuto “immortale”, la letteratura è stata fin da ragazzo una promessa e un sogno. (Laferrière ha chiuso tra l’altro il festival dialogando elegantemente con l’attrice inglese Charlotte Rampling, autrice di un’autobiografia che è un monumento alla memoria della sorella maggiore morta suicida).

Hisham MatarIl ritorno è anche il titolo del romanzo dello scrittore libico Hisham Matar, appena pubblicato in Italia da Einaudi e già segnalato entusiasticamente dalla stampa internazionale. Tema dell’opera di questo eccellente scrittore, il cui padre è stato perseguitato e ucciso dal regime di Gheddafi, è infatti il ritorno ai luoghi e alle persone amate in gioventù. La memoria personale e familiare di Matar ci svela molto del colonialismo italiano in Libia, una brutta pagina di cui sappiamo ancora poco.
Devo confessare che Hisham Matar prima di questo incontro mi era del tutto sconosciuto, ma dopo questa scoperta mi sono riproposta di leggere tutti i suoi romanzi, a cominciare da Anatomia di una scomparsa, che già si è aggiudicato prestigiosi riconoscimenti.
Accanto allo scrittore libico, ho trovato poi molto interessante la scrittrice argentina Mariana Enriquez (nella foto, con il suo traduttore Fabio Cremonesi), una stella nascente nel panorama letterario mondiale, che ha già ottenuto un notevole successo all’estero.

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La Enriquez predilige il genere horror che associa alla denuncia politica della società argentina. Le cose che abbiamo perso nel fuoco, pubblicato dall’editore Marsilio, è una raccolta di racconti di “terrore realista” o realismo macabro, dove affiorano costantemente i fantasmi della passata dittatura militare con il loro carico di violenza inaudita (abitazioni normali trasformate in luoghi di tortura, avversari politici scaricati dagli aerei, ragazzini rapiti e adottati da famiglie fedeli al regime). La scrittrice sostiene che la società argentina, diversamente da quella cilena, è uscita traumatizzata dalla dittatura, ma afferma di preferire la verità, anche se crudele, perché permette di affrontare con coraggio lucidamente i problemi.

La scrittrice italiana Simona Vinci ha dialogato con l’israeliana statunitense Ayelet Waldman, docente di diritto alla University of California e moglie dello scrittore Michael Chabon. Le due scrittrici hanno presentato due romanzi concentrazionari. La Vinci ha parlato di Leros. Il mio viaggio, che ha vinto il Premio Campiello 2016 e tratta dei malati psichiatrici rinchiusi nell’isola greca di Leros; la Waldman con La ragazza del treno d’oro ha rievocato invece la tragica esperienza degli ebrei nel campo di sterminio di Auschwitz.

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L’olandese Cees Nooteboom ha parlato del suo amore per i viaggi e per il Giappone, esprimendo grande ammirazione per il premio Nobel Kawabata; la scrittrice giapponese Kirino Natsuo, affermata autrice del romanzo Le quattro casalinghe di Tokyo, ci ha offerto una inedita prospettiva della società giapponese attraverso uno sguardo di genere, sentendosi svincolata dalla sua identità nazionale.

È stato dato infine spazio anche alla poesia, facendo conoscere al pubblico il poeta inglese Jeffrey Wainwright e il poeta Lasana Sekou, autore impegnato per l’indipendenza di Saint Martin, attuale colonia franco olandese.
E oltre alla poesia si è reso omaggio alla canzone d’autore, con la musica del cantautore folk americano Eric Andersen e le canzoni dello straordinario poeta e musicista italiano di origini sefardite Michele Gazich, il cui ultimo lavoro si intitola La via del sale

Daniela D’Este

Lettura condivisa: Memorie dal sottosuolo, di Fedor Dostoevskij

copertinaNon si sbaglia di molto affermando che, tra i Grandi Russi, Dostoevskij è il più grande. E che le sue opere fanno già intravedere il nuovo secolo, il novecento, con notevole anticipo.
Il romanzo (o, forse, “saggio con tre momenti esplicativi”) Memorie dal sottosuolo che il Gruppo ha letto e poi analizzato sotto la guida di Beatrice e Claudia è, in particolare, un’espressione di grande novità per la Letteratura del tempo e un prodotto alquanto insolito. Pur risalendo al 1864, parla forte e chiaro all’Uomo dei nostri giorni ed esercita quindi tuttora forte interesse sul lettore contemporaneo.
Beatrice e Claudia, molto competenti in materia e profonde conoscitrici dell’opera, hanno dato vita a una serata dove anche l’ascoltatore meno preparato si è sentito condurre per mano all’interno di una tematica solo apparentemente astrusa. Per tutti è stata quasi un’esercitazione di filosofia, facilitata dal linguaggio corrente con il quale sono stati sbrogliati nodi anche particolarmente ardui.
I commenti finali del pubblico ne sono testimonianza: da tutti è venuta grande ammirazione per il testo, e Andrea, per esempio, ha rilevato come si tratti di un esempio antesignano di autoanalisi, ben precedente gli studi di Freud. E, per inciso, collega il paragone Uomo/insetto al celeberrimo racconto di Kafka La metamorfosi.
Alessandro avanza dei dubbi circa la veridicità di un intervento censorio sui contenuti più attinenti la religiosità, ricordando che la matrice più profonda della Russia è sempre rimasta quella cristiana e fermamente credente, anche sotto i regimi comunisti. Alessia infatti riconosce, nel libro, la presenza di un forte senso spirituale e religioso, incarnato proprio dalla negazione dell’equazione 2+2=4.
Marisa definisce addirittura autopsia il lavoro autointrospettivo del protagonista, e rileva come il personaggio sia talmente ripiegato e chiuso su se stesso da risultare inattaccabile.
Per Chiara, il protagonista manca di equilibrio e orienta il suo comportamento verso una ricerca di identità che si rivela fallimentare proprio perché la strada percorsa è velleitaria e quindi senza uscita.
Bilancio finale: un’altra riuscitissima occasione di affrontare letture impegnative con la passione e il contributo personale di ciascuno. Proprio come è nei nostri obiettivi.
Tra il pubblico, anche stavolta qualche presenza nuova che apprezziamo e che ci incoraggia sempre di più. Grazie quindi alle relatrici che ci hanno fatto questo dono e a tutti gli intervenuti che, senza soggezione ma anzi con bella competenza, hanno animato lo scambio di idee.
Il testo della presentazione è QUI
È doveroso far notare che Beatrice, grazie alla sua esperienza di docente e alla padronanza della materia, si è espressa per lunghi momenti a braccio: bravissima!

Approfondimenti: Virginia Woolf

Virginia_Woolf colloVirginia Woolf chi? O meglio, quale?
La scrittrice inglese un po’ snob, dal volto malinconico, tormentata dalla depressione, e da ultimo suicida?
Oppure la donna assetata di esperienze, culturalmente emancipata, brillante animatrice di un gruppo di artisti che hanno contribuito a svecchiare idee e forme di un’Inghilterra vittoriana traghettandola verso il pieno e fecondo Novecento? La donna che, pur non avendo compiuto studi regolari perché riservati ai maschi, ha archiviato la narrativa ottocentesca inventando il romanzo destrutturato (il flusso di coscienza)? La donna che ha rigenerato la critica letteraria e ha avuto anche la franchezza di ridimensionare un mito come James Joyce?
È questo il ritratto che è emerso quando Ombretta, da sempre fervida ammiratrice di Virginia, ha rimosso polvere e ragnatele dallo stereotipo della consuetudine e ne ha svelato, per noi, la luce sotto le troppe ombre. Dalla sua esposizione è trapelato un forte feeling ma anche una obbiettiva documentazione, della quale si è servita con grande rigore per avvalorare una visione moderna di questa Autrice dai lineamenti inimitabili.
Elisa, pervasa dallo stesso feeling, ha prestato la sua voce alle numerose letture tratte dai diari, dalle lettere, dalle prose, trasformandosi in Virginia lei stessa con una facilità e un’immedesimazione che hanno rivelato e magnificato tutta la sua partecipazione emotiva.
Una serata dal tema ambizioso, che tuttavia ha richiamato un pubblico numerosissimo: tutti i posti dei nostri piccoli spazi occupati, qualcuno ha dovuto restare in piedi, e l’applauso finale pareva non spegnersi mai.
Ne siamo tutti estremamente orgogliosi, e ringraziamo la generosità di Ombretta (autrice anche della proiezione di diapositive), di Elisa (in stato di grazia come non mai), di tutti coloro che hanno scelto di passare con noi questo venerdì sera culturale.
Il testo integrale è leggibile QUI.

AGGIORNAMENTO !!!
Le foto della serata, scattate da Micol, sono ora visibili QUI.

Questo Nobel? Bob Dylan!

Dylan5Ehi Bob, come mai non sei venuto alla serata che ti abbiamo dedicato in biblioteca per festeggiare il tuo premio Nobel?
Capisco che tu non sia andato a ritirarlo a Stoccolma, lassù in dicembre fa un po’ freddino… ma qui da noi c’è tutto un altro clima, caloroso e amichevole, niente di troppo formale, insomma ti saresti trovato bene con noi. E poi c’era un sacco di bella gente, bibliofili, musicofili, ex-hippies, ospiti stranieri (una delegazione del Gruppo di lettura della biblioteca di Cadoneghe), autorità politiche e dello spettacolo (Gigi Barichello e figlia Irene, non so se mi spiego), esponenti della cultura (insegnanti e bibliotecari a iosa), la famosa fotografa di eventi Micol Canton, un team di cuochi-lettori per coordinare il catering… mancavi solo tu, e ci chiediamo che scuse avevi.
Eri rimasto senza benzina? Avevi una gomma a terra? Non avevi i soldi per prendere il taxi? La tintoria non ti aveva portato il tight? C’era il funerale di tua madre? Era crollata la casa? C’è stato un terremoto? Una tremenda inondazione? Le cavallette?
Cosa ti sei perso, vecchio mio, e chissà quando ti ricapiterà una simile occasione.
Intanto fai la cosa giusta: clicca QUI e leggiti almeno il resoconto della serata. Che è andata benissimo, se lo vuoi sapere. Peccato che non ti potrai ascoltare anche gli applausi, e che dolci e bottiglie ce li siamo finiti tutti. Alla tua salute, e anche alla nostra!

Grazie di cuore ai presentatori: Alessandro con Elvira, Chiara, Cristina, Daniela con Gabriele, Paolo, Sebastiano.
Grazie, con altrettanto cuore, a tutti gli amici intervenuti con calore e spirito di divertimento.
E complimenti a Ivano che tanto si dà da fare e che è stato gratificato da un pienone di pubblico.
Scusate ma adesso devo cercare gli indirizzi di qualche altro buon cantautore perché la formula “Poesia & Musica” è stata talmente gradita che quasi quasi tra un po’ ci scappa un’altra serata come questa. Intanto buon carnevale, buone letture e buone canzoni a tutti!

AGGIORNAMENTO !!!
Alcune delle foto scattate da Micol durante la serata sono visibili QUI.