Donne e Letteratura: Annie Ernaux

Annie Ernaux, l’eroina della serata che Marisa (con Silvia alle letture) ci ha offerto venerdì scorso, è una scrittrice francese che solo negli ultimi tempi si è fatta conoscere in Italia, ma la ragione del suo successo editoriale sembra legata alla sua speciale capacità di tradurre in romanzi la propria stessa vita. Una vita attraversata da esperienze tutto sommato non insolite per una donna (il conflitto adolescenziale con i genitori, le seduzioni e gli abbandoni, il dramma di un aborto, la perdita della madre), dunque non una vita rocambolesca ma proprio una vita in cui moltissime donne possono riconoscere un po’ delle proprie.
Marisa ha aggiunto questa figura femminile – dibattuta tra l’emotività e l’autocontrollo – alla sua ricca galleria di donne, ognuna volta per volta emblematica di quella complessa realtà che viene definita l’altra metà del cielo.
Ottimo e abbondante il pubblico venuto ad ascoltare e impaziente di non perdersi una nuova performance della nostra abilissima affabulatrice. Marisa infatti ci ha raccontato un romanzo fatto di più romanzi, il romanzo di una vita, la vita di Annie.
Dote di Marisa è anche quella di saper raccontare, perché non basterebbero la preparazione e la cultura se mancasse il talento comunicativo e didattico, che in lei conosciamo bene e che non ci delude mai. Voi che non c’eravate, avreste dovuto sentire l’intensità e la durata dell’applauso che ha premiato entrambe le presentatrici al termine della loro esposizione.
Silvia perfettamente nel ruolo e molto attenta ha coadiuvato Marisa nelle letture, trasmettendoci i caratteri salienti dello stile di questa Autrice, che parla di drammi e sofferenze con una freddezza chirurgica.
Ma il testo integrale è a vostra disposizione QUI, e crediamo che non ve lo perderete.
Grazie a tutti e a presto con nuove fantasmagoriche avventure!

Lettura condivisa: L’Avversario, di Emmanuel Carrère

Il nuovo anno associativo comincia con un nuovo direttivo: come saprete, nel corso della recente Assemblea ordinaria le tre cariche apicali sono state rimesse ed è stato necessario trovare tre sostituti. Paolo Galetto (Presidente) passa il testimone a Alessandro Cecchinato; Andrea Zambotto (vice Presidente) a Marisa Fracon; Silvia Camin (Segretaria) a Valeria Imperi.
Quindi doppi saluti e ringraziamenti: al direttivo uscente per il grande impegno e l’ottimo lavoro svolto in questi 12 mesi e a quello neoeletto per la disponibilità e l’entusiasmo con i quali si mettono all’opera.
La prima serata di questo nuovo corso si è tenuta venerdì scorso 10 maggio (con un clima novembrino…) e ha riguardato la discussione sul libro L’Avversario di Emmanuel Carrère, proposto e analizzato da Elvira Genta con Ellen Bosa. L’accoglienza è stata molto calorosa, e premiata da una esposizione dettagliata, interessante ed esaustiva. Elvira e Ellen ci hanno spiegato un libro difficile, difficile perché angosciante e angosciante perché racconta una vicenda reale dai contorni mostruosi. Il caso del pluriomicida Romand al centro della ricerca e della ricostruzione di Emmanuel Carrère ha turbato il nostro pubblico come aveva turbato lì’opinione pubblica francese ai tempi in cui si verificò. E una fatale combinazione vuole che sia di questi giorni la notizia dell’imminente scarcerazione dell’omicida dopo 25 anni di carcere, grazie alla buona condotta.
Il testo integrale della presentazione di Elvira e Ellen è a vostra disposizione QUI.
Il dibattito finale è stato fra i più partecipati, tanto che la vostra cronista ha avuto qualche difficoltà ad annotare fedelmente ogni intervento e si scusa in anticipo per inevitabili omissioni.
In sintesi, questi i pareri espressi:

Valeria: non lo ha letto ma la presentazione l’ha incuriosita a farlo al più presto per capire in quale labirinto si sia rinchiuso il protagonista e se da questo labirinto volesse uscire oppure arrivare al centro
Andrea: importante l’aspetto della fede, che può redimere e consolare, ma è legittimo chiedersi se il pentimento dimostrato in carcere da un simile mentitore possa essere credibile
Gabriella: un uomo intelligente ma anche astuto, e quindi pericoloso perché in apparenza tranquillo e normale. Mostruoso aver potuto mentire per tutti quegli anni
Marisa rimarca l’abilità di Carrère nel rimanere neutrale nel giudizio. Il libro turba anche perché ne emerge una comunità (familiari, conoscenti) che preferisce mettere la testa sotto la sabbia e cancellare ogni tentazione di dubbio pur di mantenere rapporti normali. Tipico comportamento ipocrita
Alessandro: un altro caso di omicida che, scoperto nella sua reiterata menzogna, preferisce uccidere i familiari invece che stesso. Un omicidio, oltretutto, a freddo, cioè non conseguente a un raptus
Valeria: Romand forse ha ucciso i familiari perché gli avevano permesso di ingannarli invece magari che scoprirlo e aiutarlo a rimediare
Elvira: turba anche la solitudine di Romand, infatti nemmeno il suo migliore amico subodora nulla
Melania: ricorda un caso simile capitato a un suo conoscente. Di fronte a elevate aspettative della famiglia, non trovava il coraggio di confessare di aver millantato la propria laurea. Questa ansia da prestazione può portare alcuni soggetti a mentire. Aggiunge che si può supporre che Romand avesse (e abbia) un grande ego
Fiorella: il protagonista è un individuo che non sa chi è veramente, è questo uno dei motivi per i quali il libro provoca turbamento
Marisa: altro motivo di turbamento è che la vicenda è reale, e che comunque di fronte a tanto orrore nessuno riesce a trovare una spiegazione esauriente
Tonino cita un antico proverbio orientale
“Perché l’uomo è cattivo?”
“Perché in ogni uomo ci sono due lupi”
“E chi dei due vince?”
“Quello che TU nutri”
Ombretta: unica fuori dal coro, nega valore letterario al libro, che ritiene un’operazione commerciale morbosa basata sull’emotività del pubblico dei lettori. A suo avviso, Carrère ha fatto un favore a un uomo orribile e imperdonabile che invece andava dimenticato. E soprattutto la disturba un possibile parallelo con un altro romanzo-verità, A sangue freddo di Truman Capote, che viceversa è un’opera di cristallino valore letterario
Marisa difende il talento letterario di Carrère, avendone letto diversi altri libri
Liliana rievoca la vicenda di un conoscente ultranovantenne, persona amabilissima e serena, che nel 1945, a guerra da poco finita, aveva ordinato giustizia sommaria di 54 fascisti imprigionati, e malgrado questo eccidio a sangue freddo era riuscito a ricostruirsi una vita normale giustificandosi con le circostanze eccezionali dell’epoca
Ivano: all’iniziale repulsione è seguito un certo interesse che lo ha portato a terminare la lettura, ricavandone l’impressione di un libro non certo di gran valore letterario ma ben costruito
Renata: la parola chiave della vicenda è ambiguità. Romand si barcamena su piani diversi e fra diverse personalità, cercando forse un’identità che non gli è chiara. Un’infanzia all’ombra di una madre esigente che lui si sentiva in dovere di compiacere lo condiziona a tal punto da iniziare un giro di menzogne che non ha più fine. Fa notare che la moglie, definita “priva di malizia”, è un figura negativa in quanto dimostra di non saper (o voler) riconoscere il male. Ma anche questi sono motivi che decretano il grande interesse del libro
Daniela D. riprende l’elemento del “doppio” e della contrapposizione fra passione e razionalità, formule frequenti fin dall’antichità ed evidentemente legate alla psiche stessa dell’Uomo di tutti i tempi.

Reading: La Luna. Versi e brani da Oriente a Occidente

La Luna è democratica. Uomini e donne dalla Terra ne vedono la stessa faccia a qualunque latitudine si pongano a osservarla, ed è così che anche gli amanti più lontani possono consolarsi sapendo di contemplare la stessa Luna anche se separati da grandi distanze.
La Luna è democratica perché non disdegna di concedersi ai telescopi degli scienziati ma non per questo trascura di farsi testimone dei sospiri degli innamorati o del tormento dei poeti.
È democratica perché elargisce le più diverse emozioni: per alcuni è simbolo di serenità, ad altri accende l’inquietudine; illumina le notti e risveglia riflessi nelle acque per i poeti insonni o i viaggiatori solitari.
Antica divinità pagana, oggi satellite raggiungibile, alla Luna è stata dedicata una serata magica nata dalla collaborazione del nostro Gruppo con l’associazione “Il Filo di Seta”, che si adopera sul nostro territorio per una maggiore integrazione e condivisione della millenaria cultura cinese.
L’intento del reading era quello di dimostrare le diverse visioni della Luna secondo la poetica occidentale e orientale di tutti i tempi attraverso la lettura (commentata) di versi e brani delle due culture.
Per la parte occidentale (per la precisione la nostra Europa), Daniela D’Este e Patrizia Invernizzi Di Giorgio hanno scelto e introdotto versi notissimi di grandi Autori, da Saffo ad Ariosto e Tasso, da Shakespeare a Pirandello e moltissimi altri. I brani sono stati letti da Elvira Genta, Irene Barichello, Carla Vettor e Gabriele Bejor.
La parte orientale (cinese) è stata realizzata da Liu Zun-June, presidente dell’associazione “Il Filo di Seta”, con la collaborazione di Huang Wei (regista teatrale cinese, per l’occasione in un magnifico abito tradizionale) per la lettura in lingua originale e ancora di Irene Barichello per la versione italiana. Ascoltare la lingua cinese (il mandarino) dalla voce di Huang Wei ha trasmesso a tutti un’emozione insolita.
Martino Pavone, liceale italo-cinese figlio di Huang Wei e di padre italiano, con garbo e disinvoltura ci ha incantati suonando uno strumento tradizionale chiamato Hu Lu Si, costruito artigianalmente con una zucca cava e tre canne di bambù. Pubblico in delirio per la sua abilità!
Sullo sfondo, immagini tra le più suggestive scelte e proiettate da Manuela Piva hanno creato un’atmosfera di fiabesca raffinatezza perfetta per il contesto.
In conclusione, la cultura e le emozioni non hanno confini né passaporti, ma si incontrano con naturalezza là dove uomini e donne scorgano gli infiniti punti di affinità che li legano tra loro e che li legano allo stesso pianeta.
Ringraziamo con tutto il cuore questa straordinaria occasione, chi l’ha creata, chi l’ha resa possibile e chi ha voluto condividerla con la sua presenza.

I testi del reading sono leggibili QUI; non si tratta, tuttavia, di un resoconto integrale, in quanto su legittima richiesta della signora Liu Zun-June (che spera di poter replicare lo spettacolo in altre sedi) abbiamo evitato di pubblicare i testi cinesi a eccezione di tre.
Abbiamo anche due foto scattate da Franco Sangati, marito di Patrizia Invernizzi.
QUI June e Huang Wei con la nostra Irene, QUI invece il bravissimo Martino Pavone.
E QUI un altro ritratto della splendida Huang Wei, mentre QUESTA è Meng Wen, che ha partecipato alle letture in mandarino.

Lettura condivisa marzo 2019: La peste, di Albert Camus

A quasi sessant’anni dalla morte (prematura e tragica, nel 1960), Albert Camus continua a parlare anche a noi, uomini e donne del terzo millennio; continua, cioè, a illustrare ai suoi lettori i problemi della coscienza umana, così come annuncia la motivazione che accompagnò la sua assegnazione del premio Nobel per la Letteratura nel 1957:
«Per la sua importante produzione letteraria, che con serietà chiarificante illumina i problemi della coscienza umana nel nostro tempo».
Valeva dunque la pena soffermarsi su questo insigne Autore e sull’opera considerata il suo capolavoro, La peste, del 1947, nel corso di uno dei nostri incontri dedicati alla condivisione di un libro. Ce lo ha proposto Chiara con una presentazione che non celava il suo coinvolgimento non solo nella vicenda ma anche, o soprattutto, nella tematica che fa da sfondo.
Un grande libro, un grande pubblico; non tanto in termini di numero di presenze, siamo onesti, quanto per l’intensità dell’ascolto e per la partecipazione al dibattito finale, che ha visto tutti concordi nell’apprezzare l’opera sia dal punto di vista formale che del contenuto. E questo malgrado alcuni aspetti un po’ ostici, legati a descrizioni crude e a volte ripugnanti (la moria di topi, le manifestazioni della malattia, le agonie…). In buona sostanza, un libro avvertito come impegnativo ma non angosciante, non cupo, perché anzi ravviva la luce della speranza e della fiducia nell’Umanità.
Tra i commenti:
Gabriella: ben delineati i personaggi, eroica la figura del medico Rieux, instancabile e generoso
Elvira: libro che contiene pagine meravigliose, per esempio là dove si scontrano sul piano ideologico padre Paneloux e il dottor Rieux, o dove viene descritta in modo accorato la disgregazione degli affetti; altri passaggi sono strazianti, come la morte del bambino o lo svolgimento sbrigativo dei funerali delle vittime.
Andrea: libro importante da rileggere periodicamente. Ci mette di fronte a una domanda spinosa: “io cosa avrei fatto in quel frangente?” Padre Paneloux interpreta il flagello come una forma di catarsi collettiva
Daniela D.: confrontando La Peste con Lo straniero, si nota un’evoluzione del pensiero di Camus. Il protagonista de Lo straniero è un uomo apatico, rassegnato e fatalista, mentre il medico di La peste è vitale, fiducioso, positivo. Tra i due romanzi,. Camus ha senz’altro fatto una svolta, qualcosa di forte è maturato in lui.
Alessandro: Lo straniero è tipico personaggio esistenzialista, invece La peste illustra l’allontanamento di Camus dal pensiero di Jean-Paul Sartre. Tra i due c’erano grandi differenze di vedute, soprattutto riguardo certe forme del comunismo (quella staliniana, per intenderci) che Camus non giustificava. Circa qualche inverosimiglianza nel racconto, Alessandro ricorda che a Camus interessava descrivere le reazioni delle persone di fronte a un evento così tragico più che attenersi diligentemente alla realtà.
Marisa: senza nulla togliere alla straordinarietà del romanzo, lamenta un po’ la mancanza di figure femminili di rilievo (a parte quella della madre del medico). A suo avviso, le donne avrebbero potuto trovare posto come co-protagoniste, così come lo sono state in tante tragiche pagine della Storia. Quindi, un romanzo di soli maschi, ed è un peccato perché la presenza di personaggi femminili avrebbe potuto approfondire e ampliare uno studio sulle relazioni E altro interrogativo: degli abitanti autoctoni della città non si parla. Eppure Orano era ed è città algerina, dunque nordafricana e araba; eppure i personaggi sembrano tutti europei e bianchi.
Andrea e Ombretta: ribattono che il romanzo, in soldoni, denuncia la guerra, e che la guerra la fanno gli uomini.
Ombretta: aggiunge che l’isolamento rigidamente imposto alla città potrebbe essere un simbolo della censura imposta dai regimi dittatoriali
Alessandro: Camus certamente ha privilegiato il messaggio complessivo della sua metafora, e per questo ha tralasciato gli argomenti citati da Marisa. Camus voleva fondamentalmente avvisarci che il flagello è una minaccia incombente ovunque, anche in città apparentemente normali, banali e perfino in qualche modo “civili”.

La presentazione integrale di Chiara è leggibile QUI. Contiene anche qualche suggerimento per approfondire la conoscenza di Albert Camus attraverso la lettura di altre sue opere.
Perciò, leggete, leggete anzi leggiamo!

Letteratura e Spettacolo. Cattive Ragazze #2: l’invidia

“Ah le donne, chi le capisce? – si lamentano spesso gli uomini.
Beh, viene da dire: sforzatevi, siate pazienti, approfondite… hai voglia: le donne sono complicate (più o meno dolcemente), e poi forse istintivamente nascondono il proprio mistero, che in fondo è anche un’arma di seduzione. Così le ha fatte la Natura, secondo i propri fini riproduttivi per la perpetuazione del genere umano.
Però chi volesse impegnarsi un po’ di più (e senza troppa fatica) potrebbe sempre chiedere lumi alla nostra Marisa, che non solo ne sa ma è anche una impareggiabile insegnante di questa ostica materia: l’universo femminile. E ce lo analizza in modi tutt’altro che cattedratici, bensì sul filo della finissima ironia che la contraddistingue e che le permette di celebrare le Donne nel contempo prendendole un po’ in giro, ma con leggerezza, quel tanto che basta per divertire mentre sottilmente  insegna.
Per l’8 marzo di quest’anno, la sua analisi si è soffermata su un sentimento sì trasversale come l’invidia, però nel vissuto della donne; attingendo alla Letteratura di tutti i tempi e a qualche esempio cinematografico, ha disegnato ritratti di donne invidiose nelle varie forme di questo peccato capitale e ne ha assegnato l’interpretazione a Claudia e Paolo, veterani della scena e affiatatissimi, nonché in perfetta sintonia con il registro semigiocoso della serata.
Il copione integrale è leggibile QUI.
Dobbiamo ricordare alcuni effetti speciali, in particolare il look anni ’30 di Claudia nei panni di una sensuale e invidiosa demoiselle francese e quello paludato di Paolo interprete di un autorevole Pubblico Ministero con tanto di toga. E ancora, le canzoni registrate che hanno intervallato le letture, tra cui Non sono una signora (Loredana Bertè), Dieci ragazze per me (Lucio Battisti), Pensiero stupendo (Patty Pravo), Per Elisa (Alice), Contessa (Enrico Ruggeri), Quello che le donne non dicono (Fiorella Mannoia).
Ineccepibile il service tecnico di Alessandro, che ha aiutato a far filare tutto liscio.
E caloroso e divertito il pubblico che ha scelto di passare con noi la sera della Festa della Donna.
Grazie!

Approfondimento: Arte e Letteratura

Tutti noi forti lettori ben conosciamo il potere evocativo della parola, ma non ignoriamo nemmeno quello dell’immagine, perché quando un testo ci coinvolge è perché ci suggerisce visioni (diverse per ognuno) che ci restano impresse nella mente come fossero parte integrante del libro che stiamo leggendo.
Da questa constatazione è scaturita l’idea (artefice, Alessandro) di una serata per illustrare con esempi alcuni dei collegamenti che ogni lettore è indotto a fare tra le parole e le loro rappresentazioni mentali. Ne è uscita una rassegna il cui maggiore interesse è stato forse il rilevare come ciascuno, pur sviluppando lo stesso tema di base, lo abbia interpretato in modo del tutto particolare e individuale. Ma non meno interessanti sono state le storie che abbiamo potuto ascoltare, le informazioni, le nozioni, gli aspetti celati dietro qualche opera che magari prima ignoravamo e che, grazie alla condivisione, ora arricchiscono anche il nostro immaginario.
Per leggere i testi delle presentazioni cliccate QUI.
Vi troverete quattro diversi percorsi di lettura e immedesimazione: Alessandro e Elvira hanno sviluppato il tema soffermandosi sulla alienazione dell’Uomo del Novecento così lucidamente ritratta nelle opere surrealiste di Giorgio De Chirico e René Magritte; Beatrice ha citato Alessandro Baricco e il concetto di progresso legato alla ‘velocità’, simbolo del movimento futurista, acutamente paragonandola a quella che oggi contraddistingue la tecnologia e la comunicazione; Chiara ha rievocato scenari di guerra accostando l’impietosa critica antimilitarista del pittore Otto Dix e dello scrittore Céline; Ha chiuso la serata Marisa con una presentazione di rara eleganza basata sul principio dell’Armonia (caro all’estetica rinascimentale) e del Caos (più vicino alla turbolenta società contemporanea), in entrambi i casi chiamando in causa la prosa sublime e impareggiabile di Italo Calvino.
Forte affluenza di pubblico (oltre 40 spettatori, calcolo approssimativo per difetto), in parte composto da persone esterne al nostro Gruppo ma invogliate dal passaparola o persuase a venire da amici frequentatori abituali.
Complimenti, gente: anche questa è andata in porto, e col vento in poppa!

Libro/Film: Il conformista, di A. Moravia e B. Bertolucci

Un buon libro, un bel film, la compagnia di cari amici, ed ecco una piovosa serata invernale trasformarsi in un piacere appagante e condiviso.
Venerdì 1 febbraio, per il ciclo Cinema e Letteratura, l’appuntamento è stato con Il conformista, diretto da Bernardo Bertolucci e tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia: due nomi eccelsi nella cultura italiana, che hanno attirato diversi spettatori non abituali ma accumunati dall’amore per il cinema.
Da rilevare una volta di più la competenza della presentazione che ha preceduto la proiezione: Andrea per la parte letteraria e Graziano per quella cinematografica ci hanno preparati a meglio apprezzare la visione; competenza profondo ma non per questo tecnica o accademica, al contrario anzi chiarissima e amichevole. Dunque non una lezione bensì un’introduzione accattivante e istruttiva.
Potete leggere QUI i loro testi.
Il dibattito finale, forzatamente breve a causa dell’ora tarda, ha registrato un apprezzamento concorde; sono stati sottolineati alcuni aspetti,, quali l’elegante essenzialità delle inquadrature (che per alcuni ha un po’ penalizzato il coinvolgimento emotivo), la densità dei temi (quello politico, quello sentimentale, quello psicoanalitico e filosofico con riferimenti al mito della caverna di Platone che illustra la cecità morale prodotta dal fascismo); inoltre la magistrale padronanza dei ruoli interpretati da Trintignan, Sandrelli, Sanda ma anche da Fosco Giachetti e Gastone Moschin).
Andrea ha tenuto a ribadire che Moravia intendeva indicare il fascismo come una malattia che tutto corrompe e che i traumi infantili del protagonista hanno lo stesso ruolo (alla fine distruttivo) nella sua formazione. Alessandro rileva come regista e scrittore sembrino avere in comune una certa ossessione per il sesso, e pensa che Bertolucci se ne sia servito per presentare il fascismo come una perversione.
Grazie a tutti e arrivederci al prossimo incontro, venerdì 15 febbraio!

Lettura condivisa: Il bacio della donna ragno, di Manuel Puig

Archiviate le Festività e iniziato l’anno nuovo, il Gruppo riprende i suoi incontri e lo fa confrontandosi sulla lettura condivisa del romanzo Il bacio della donna ragno di Manuel Puig.
Per la presentazione, Beatrice ha scelto un format alquanto originale, di tono quasi teatrale, immaginando di rivolgersi a un interlocutore (Enrico) e di spiegargli le caratteristiche del libro e del suo Autore; al loro fianco, Claudia e Paolo hanno dato voce ad alcuni dialoghi salienti dei due protagonisti, mentre a Mirko è toccato leggere contributi esterni (interviste, stralci da saggi, note).
La formula è risultata vincente, la modalità di illustrare la lettura secondo binari non convenzionali ha ricevuto apprezzamento da tutti e ha consentito a Beatrice di trasmettere innumerevoli e inedite informazioni che hanno completato la critica complessiva dell’opera e guidato i lettori a una sua migliore comprensione.
Il testo integrale della presentazione è QUI.
E qui sotto, in sintesi, alcuni dei commenti suscitati tra il pubblico:
Renata: molto piaciuto anche per lo stile particolare e così diverso da quello tipico della letteratura latino-americana, che in genere è ricca di descrizioni mentre qui protagonista è il nudo dialogo. Un elemento importante dell’opera è l’ambiguità: la comprensione e l’immedesimazione è affidata al lettore stesso. E le note, che alcuni potrebbero trovare astruse e fuori luogo, emergono invece come stimolo ulteriore alla riflessione.
Liliana: bello il libro come bello il film di Babenco del 1985. Quanto alle note, le ha lasciate per ultime per non interrompere la magia della narrazione.
Alessandro: un libro che non parla direttamente della dittatura ma la sottintende potentemente. Il fulcro è la contrapposizione tra un idealista razionale e disciplinato e un sognatore che vive di sentimenti, ma alla fine è proprio il secondo a insegnare qualcosa al primo. Inoltre è centrale il tema dell’omosessualità, qui trattata in modo da farne risaltare la sensibilità.
Marisa: alla rilettura dopo molti anni, il libro le è piaciuto un po’ meno, le ha suscitato una minore empatia. La sua struttura sembra adattissima al cinema.
Chiara (fuori dal coro): delusa dalla mancanza di uno stile personale – il “tratto” dello scrittore – non è riuscita a farsi trasportare. Forma un po’ piatta? Comunque validissimi i dialoghi, molto autentici, plausibili, scorrevoli.
Andrea: libro autobiografico, nel senso che Puig vi trasfonde la propria sofferta omosessualità.
Paolo: Difficile entrarci in sintonia, il libro però si è rivelato ben scritto, i dialoghi e i colpi di scena efficaci. Molto toccanti le premure di Molina nei confronti del compagno intossicato dal cibo della prigione.
Beatrice: in quelle pagine, ma in tutto il romanzo, si nota il pudore che accompagna situazioni potenzialmente volgari.
Claudia: letto con grande fatica alla ricerca di un’empatia che stentava. Struttura e tecnica sperimentali lo rendono un romanzo ottimo e coraggioso, anche se le note creano una disturbante disomogeneità.
Elvira: da lodare la modernità di Puig che riesce a pilotare sapientemente stili e registri tanto diversi.
Alessandro: il fascino di una cella che diventa un microcosmo in cui due persone tra loro così diverse riescono a convergere intorno alla sfera dei sentimenti. La cella è quasi un’oasi di felicità, un riparo dalla dittatura che impera fuori.
Silvia: apprezzate le note, che in un certo senso spezzano il clima claustrofobico della narrazione, e molto riusciti i dialoghi, che trovano nella semplicità la loro grande efficacia.
A margine, Alessandro ci fa pervenire una sua nota più articolata, che volentieri aggiungiamo:
“Nel romanzo emergono opposte visioni della vita così riassumibili.
Molina l’omosessuale: – Godi e non pensare al domani.
Valentin il rivoluzionario marxista: – Non posso godere e pensare al domani perché vivo in funzione della lotta politica.
Da sottolineare il concetto per cui la sensibilità non appartiene solo al genere femminile: -perché un uomo o chiunque, un cane o una checca, non può essere sensibile se ne ha voglia? – se tutti fossero come le donne non ci sarebbero torturatori. Visione romantica di cui non sarei così tanto sicuro.
Il pregio maggiore di questo romanzo consiste nei dialoghi perfettamente bilanciati, che con pochi abili passaggi riescono a dirci molto sulla tragica situazione politica imposta dalla dittatura militare.
– se pensi così non cambierai mai niente.
– e tu pensi di poter cambiare il mondo?
Nella visione marxista i rapporti personali sono subordinati alle scelte politiche e non c’è differenza tra uomo e donna.
Nel mondo effimero dei lustrini e delle dive del cinema in cui Molina si rifugia per scampare alla desolazione della propria vita, (“la realtà è già così brutta”) contano solo i rapporti personali, non c’è consapevolezza di una prospettiva politica di cambiamento.
Nonostante Molina sia una spia e un depravato (ricordiamoci che ha molestato un minorenne), la sua volontà di dedizione a un uomo è sincera, potrebbe essere il cameriere o il rivoluzionario, ma comunque un “vero uomo”, non uno dei suoi amici “froci” che lui stesso disprezza.
“Si può morire per delle idee” afferma ironicamente Georges Brassens in una sua famosa canzone, ma purtroppo anche uccidere per delle idee e lo constatiamo tragicamente ai giorni nostri.
Molina (il povero “frocio” ignorante) ha preferito morire per una persona, per un sentimento. Nonostante i vari pregiudizi (non nascondiamoci dietro un dito) abbiamo tutti qualcosa da imparare dal nostro caro Molinita.
– Allora farò tutto quello che mi dirai tu.
– Non immagini che gioia mi dai.

Grazie a tutti per la lettura stimolante e l’altrettanto stimolante dibattito!

Reading di Natale 2018

Il significato del tradizionale Reading natalizio, quest’anno, era duplice: non solo celebrare il Natale con la comunità degli affezionati frequentatori della Biblioteca, ma anche festeggiare il glorioso raggiungimento della pensione del nostro amatissimo Ivano, eccezionale bibliotecario e amico. E ci pare di avercela fatta, dato che la sala era gremita e che il calore del pubblico ha trasformato la malinconia di un congedo in un momento gioioso di affetto e auguri.
Molto si deve anche alla partecipazione degli amici moldavi, che ci hanno portato in dono lo spirito del Natale più autentico, quello delle persone semplici e delle famiglie unite nell’amore delle tradizioni. Per noi è sempre emozionante vedere i bimbi e gli adulti cantare e raccontare della loro terra e dei loro riti, nei loro abiti tradizionali dove il bianco e il rosso trasmettono innocenza e gioia. Cristina ha organizzato a meraviglia i vari contributi: il coro dei bambini diretto da Lucia, la lettura di racconti delle tradizioni natalizie moldave e l’esibizione dei due magistrali Costantino e Dimitru con i loro strumenti (armonica, ocarina, flauto di Pan). Un grazie davvero grande a questa manifestazione di amicizia e di condivisione, che conferma una volta di più il valore dell’empatia fra i popoli come garanzia di un futuro più armonioso per tutti.
Gli altri contributi (tutti integralmente QUI) sono stati curati dai fedeli Amici della Biblioteca, che hanno presentato al pubblico brani in prosa e poesia sul tema delle Festività. Per concludere, è andato in scena un atto unico scherzoso in dialetto interpretato da una dozzina di “non-attori” in onore del nostro Ivano. Il quale, al termine, ha detto qualche parola di commiato affiancato dall’Assessora alla Cultura, l’amica Daniela Favaro, per poi invitare tutti i presenti a un brindisi di saluto.
Finisce un anno, forse addirittura un’epoca, e fortunati coloro che l’hanno vissuta. Ora dobbiamo fare una sola cosa: dare inizio a un altro anno e a un’altra epoca, nel solco tracciato e con il tesoro di esperienze che ci hanno portato fin qui.
Dunque nulla finisce davvero, e quindi… state in campana!
Ma intanto passate le migliori Feste nella migliore compagnia: i vostri cari e i vostri libri.
E arrivederci a gennaio con il regolare proseguimento delle nostre attività!

Consigli di Lettura Natale 2018

A giorni arriverà definitivamente l’inverno, con il freddo e le lunghe serate in casa.
Fai la cosa giusta: accendi il caminetto. Non hai un caminetto? Avrai almeno un termosifone, fa lo stesso. Avvicina la poltrona (o la sedia, o uno sgabello, se ci aggiungi un cuscino sei a posto). Mettiti sulle ginocchia una bella coperta di cachemire (ok, niente cachemire, può andare benissimo anche un plaid di pile preso dai cinesi a 4 euro e 90, fa il suo caldino uguale e si sciupa meno). Prendi con te il tuo gatto o il tuo cane (né gatti né cani? Peccato, aiuterebbero). Sistema sul tavolino una tazza di tè inglese o cinese, oppure un vin brulé o due dita di grappa veneta. Fin qui ci sei? Adesso apri un libro e chiudi pure fuori la nebbia e il gelo.
Quale libro? Scegli fra quelli che ti consigliano i lettori esigenti del nostro Gruppo, e che accontenteranno tutti i gusti! Li abbiamo presentati venerdì 7 dicembre in una serata affollata in cui abbiamo anche goduto la visita di due “Matti per Leggere” venuti da lontano: Max e Larissa. coniugi tedeschi di Monaco amici di Gabriele e Daniela, ci hanno voluto donare una lettura natalizia di un Autore tedesco, Wolfgang Borchert (1921-1947), interpretata a quattro voci. La trovate QUI.
I Consigli invece sono QUI: vi troverete, gialli, memorie, romanzi divertenti e altri che fanno riflettere, ambientazioni le più diverse, tanta varietà e tutta la nostra passione di lettori.
Cominciate a leggere, in attesa dell’appuntamento immancabile del 21 dicembre per il tradizionale Reading di Natale. Sarà fantasmagorico e imperdibile, quindi non prendete altri impegni!