Edward Hopper – tra vita artistica e vita privata

Cos’è l’Arte se non un mezzo per interpretare la realtà e rispecchiarla nel nostro immaginario?
E cos’è che rende tale l’Artista se non la capacità di vedere, nella realtà, ciò che l’uomo comune non vede, ciò che sta sotto, dietro o oltre, ciò che spesso è fatto per restare invisibile agli occhi?
Stiamo parlando di Arte in generale, di ogni sua forma: dalla letteratura – che è il campo in cui noi lettori meglio ci muoviamo – alla pittura, alla scultura, alla fotografia, al cinema. Tutti mezzi per trasfigurare ciò che cade banalmente sotto l’osservazione ma che ha dei segreti da svelare, da far svelare al lettore o al visitatore di mostre. L’Arte offre stimoli e ciascuno riceve in dono l’emozionante possibilità di rielaborarli secondo il proprio vissuto.
Questa era l’Arte di Edward Hopper, il celebre pittore statunitense cui Marisa ha dedicato una serata attesissima e applauditissima.
Al servizio del suo impegno e del suo eclettismo, il supporto solido e collaudato degli espertissimi Claudia e Paolo, e tutti insieme, affiancati da una galleria di suggestive immagini e da stacchi musicali rétro, ci hanno condotti in un viaggio attraverso la vita artistica e privata del Maestro, nonché della sua compagna Josephine, figura fondamentale nel percorso del marito malgrado (o forse proprio grazie a) la conflittualità del loro rapporto.
Il testo integrale è QUI, non mancate di leggerlo!
Grazie agli artefici della serata, al valido tecnico Alessandro e al pubblico numeroso e coinvolto.

2 pensieri su “Edward Hopper – tra vita artistica e vita privata

  1. Nei primi anni del 900 Hopper trascorre un periodo a Parigi dove si respira ancora di riflesso l’atmosfera impressionista (in realtà in senso stretto l’Impressionismo è tramontato da oltre un ventennio) e postimpressionista (Cézanne per intenderci), ma da questa esperienza dipenderà la sua ossessione nei confronti della luce che lo accompegnerà per tutta la sua vita artistica. Ma consapevole o meno che sia, l’uso della luce zenitale (e non nel senso atmosferico degli impressionisti), la composizione geometrica delle scene, la costruzione dello spazio che crea quelle sue tipiche atmosfere stranianti e sospese, l’eliminazione di ogni segno superfluo, lo riconducono di fatto ad una pittura metafisica che in qualche modo ci trasporta nel bel mezzo delle scene create da De Chirico degli anni 10 e 20 del 900. Tuttavia, per sua stessa ammissione, il pittore che per tutta la vita gli darà le coordinate artistiche sarà principalmente Rembrandt con la sua introspezione psicologica: “il mistero più grande non risiede nel misterioso, ma in ciò che apparentemente non ha misteri”.

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