Lettura condivisa: Il bacio della donna ragno, di Manuel Puig

Archiviate le Festività e iniziato l’anno nuovo, il Gruppo riprende i suoi incontri e lo fa confrontandosi sulla lettura condivisa del romanzo Il bacio della donna ragno di Manuel Puig.
Per la presentazione, Beatrice ha scelto un format alquanto originale, di tono quasi teatrale, immaginando di rivolgersi a un interlocutore (Enrico) e di spiegargli le caratteristiche del libro e del suo Autore; al loro fianco, Claudia e Paolo hanno dato voce ad alcuni dialoghi salienti dei due protagonisti, mentre a Mirko è toccato leggere contributi esterni (interviste, stralci da saggi, note).
La formula è risultata vincente, la modalità di illustrare la lettura secondo binari non convenzionali ha ricevuto apprezzamento da tutti e ha consentito a Beatrice di trasmettere innumerevoli e inedite informazioni che hanno completato la critica complessiva dell’opera e guidato i lettori a una sua migliore comprensione.
Il testo integrale della presentazione è QUI.
E qui sotto, in sintesi, alcuni dei commenti suscitati tra il pubblico:
Renata: molto piaciuto anche per lo stile particolare e così diverso da quello tipico della letteratura latino-americana, che in genere è ricca di descrizioni mentre qui protagonista è il nudo dialogo. Un elemento importante dell’opera è l’ambiguità: la comprensione e l’immedesimazione è affidata al lettore stesso. E le note, che alcuni potrebbero trovare astruse e fuori luogo, emergono invece come stimolo ulteriore alla riflessione.
Liliana: bello il libro come bello il film di Babenco del 1985. Quanto alle note, le ha lasciate per ultime per non interrompere la magia della narrazione.
Alessandro: un libro che non parla direttamente della dittatura ma la sottintende potentemente. Il fulcro è la contrapposizione tra un idealista razionale e disciplinato e un sognatore che vive di sentimenti, ma alla fine è proprio il secondo a insegnare qualcosa al primo. Inoltre è centrale il tema dell’omosessualità, qui trattata in modo da farne risaltare la sensibilità.
Marisa: alla rilettura dopo molti anni, il libro le è piaciuto un po’ meno, le ha suscitato una minore empatia. La sua struttura sembra adattissima al cinema.
Chiara (fuori dal coro): delusa dalla mancanza di uno stile personale – il “tratto” dello scrittore – non è riuscita a farsi trasportare. Forma un po’ piatta? Comunque validissimi i dialoghi, molto autentici, plausibili, scorrevoli.
Andrea: libro autobiografico, nel senso che Puig vi trasfonde la propria sofferta omosessualità.
Paolo: Difficile entrarci in sintonia, il libro però si è rivelato ben scritto, i dialoghi e i colpi di scena efficaci. Molto toccanti le premure di Molina nei confronti del compagno intossicato dal cibo della prigione.
Beatrice: in quelle pagine, ma in tutto il romanzo, si nota il pudore che accompagna situazioni potenzialmente volgari.
Claudia: letto con grande fatica alla ricerca di un’empatia che stentava. Struttura e tecnica sperimentali lo rendono un romanzo ottimo e coraggioso, anche se le note creano una disturbante disomogeneità.
Elvira: da lodare la modernità di Puig che riesce a pilotare sapientemente stili e registri tanto diversi.
Alessandro: il fascino di una cella che diventa un microcosmo in cui due persone tra loro così diverse riescono a convergere intorno alla sfera dei sentimenti. La cella è quasi un’oasi di felicità, un riparo dalla dittatura che impera fuori.
Silvia: apprezzate le note, che in un certo senso spezzano il clima claustrofobico della narrazione, e molto riusciti i dialoghi, che trovano nella semplicità la loro grande efficacia.
A margine, Alessandro ci fa pervenire una sua nota più articolata, che volentieri aggiungiamo:
“Nel romanzo emergono opposte visioni della vita così riassumibili.
Molina l’omosessuale: – Godi e non pensare al domani.
Valentin il rivoluzionario marxista: – Non posso godere e pensare al domani perché vivo in funzione della lotta politica.
Da sottolineare il concetto per cui la sensibilità non appartiene solo al genere femminile: -perché un uomo o chiunque, un cane o una checca, non può essere sensibile se ne ha voglia? – se tutti fossero come le donne non ci sarebbero torturatori. Visione romantica di cui non sarei così tanto sicuro.
Il pregio maggiore di questo romanzo consiste nei dialoghi perfettamente bilanciati, che con pochi abili passaggi riescono a dirci molto sulla tragica situazione politica imposta dalla dittatura militare.
– se pensi così non cambierai mai niente.
– e tu pensi di poter cambiare il mondo?
Nella visione marxista i rapporti personali sono subordinati alle scelte politiche e non c’è differenza tra uomo e donna.
Nel mondo effimero dei lustrini e delle dive del cinema in cui Molina si rifugia per scampare alla desolazione della propria vita, (“la realtà è già così brutta”) contano solo i rapporti personali, non c’è consapevolezza di una prospettiva politica di cambiamento.
Nonostante Molina sia una spia e un depravato (ricordiamoci che ha molestato un minorenne), la sua volontà di dedizione a un uomo è sincera, potrebbe essere il cameriere o il rivoluzionario, ma comunque un “vero uomo”, non uno dei suoi amici “froci” che lui stesso disprezza.
“Si può morire per delle idee” afferma ironicamente Georges Brassens in una sua famosa canzone, ma purtroppo anche uccidere per delle idee e lo constatiamo tragicamente ai giorni nostri.
Molina (il povero “frocio” ignorante) ha preferito morire per una persona, per un sentimento. Nonostante i vari pregiudizi (non nascondiamoci dietro un dito) abbiamo tutti qualcosa da imparare dal nostro caro Molinita.
– Allora farò tutto quello che mi dirai tu.
– Non immagini che gioia mi dai.

Grazie a tutti per la lettura stimolante e l’altrettanto stimolante dibattito!

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