Lettura condivisa: L’Avversario, di Emmanuel Carrère

Il nuovo anno associativo comincia con un nuovo direttivo: come saprete, nel corso della recente Assemblea ordinaria le tre cariche apicali sono state rimesse ed è stato necessario trovare tre sostituti. Paolo Galetto (Presidente) passa il testimone a Alessandro Cecchinato; Andrea Zambotto (vice Presidente) a Marisa Fracon; Silvia Camin (Segretaria) a Valeria Imperi.
Quindi doppi saluti e ringraziamenti: al direttivo uscente per il grande impegno e l’ottimo lavoro svolto in questi 12 mesi e a quello neoeletto per la disponibilità e l’entusiasmo con i quali si mettono all’opera.
La prima serata di questo nuovo corso si è tenuta venerdì scorso 10 maggio (con un clima novembrino…) e ha riguardato la discussione sul libro L’Avversario di Emmanuel Carrère, proposto e analizzato da Elvira Genta con Ellen Bosa. L’accoglienza è stata molto calorosa, e premiata da una esposizione dettagliata, interessante ed esaustiva. Elvira e Ellen ci hanno spiegato un libro difficile, difficile perché angosciante e angosciante perché racconta una vicenda reale dai contorni mostruosi. Il caso del pluriomicida Romand al centro della ricerca e della ricostruzione di Emmanuel Carrère ha turbato il nostro pubblico come aveva turbato lì’opinione pubblica francese ai tempi in cui si verificò. E una fatale combinazione vuole che sia di questi giorni la notizia dell’imminente scarcerazione dell’omicida dopo 25 anni di carcere, grazie alla buona condotta.
Il testo integrale della presentazione di Elvira e Ellen è a vostra disposizione QUI.
Il dibattito finale è stato fra i più partecipati, tanto che la vostra cronista ha avuto qualche difficoltà ad annotare fedelmente ogni intervento e si scusa in anticipo per inevitabili omissioni.
In sintesi, questi i pareri espressi:

Valeria: non lo ha letto ma la presentazione l’ha incuriosita a farlo al più presto per capire in quale labirinto si sia rinchiuso il protagonista e se da questo labirinto volesse uscire oppure arrivare al centro
Andrea: importante l’aspetto della fede, che può redimere e consolare, ma è legittimo chiedersi se il pentimento dimostrato in carcere da un simile mentitore possa essere credibile
Gabriella: un uomo intelligente ma anche astuto, e quindi pericoloso perché in apparenza tranquillo e normale. Mostruoso aver potuto mentire per tutti quegli anni
Marisa rimarca l’abilità di Carrère nel rimanere neutrale nel giudizio. Il libro turba anche perché ne emerge una comunità (familiari, conoscenti) che preferisce mettere la testa sotto la sabbia e cancellare ogni tentazione di dubbio pur di mantenere rapporti normali. Tipico comportamento ipocrita
Alessandro: un altro caso di omicida che, scoperto nella sua reiterata menzogna, preferisce uccidere i familiari invece che stesso. Un omicidio, oltretutto, a freddo, cioè non conseguente a un raptus
Valeria: Romand forse ha ucciso i familiari perché gli avevano permesso di ingannarli invece magari che scoprirlo e aiutarlo a rimediare
Elvira: turba anche la solitudine di Romand, infatti nemmeno il suo migliore amico subodora nulla
Melania: ricorda un caso simile capitato a un suo conoscente. Di fronte a elevate aspettative della famiglia, non trovava il coraggio di confessare di aver millantato la propria laurea. Questa ansia da prestazione può portare alcuni soggetti a mentire. Aggiunge che si può supporre che Romand avesse (e abbia) un grande ego
Fiorella: il protagonista è un individuo che non sa chi è veramente, è questo uno dei motivi per i quali il libro provoca turbamento
Marisa: altro motivo di turbamento è che la vicenda è reale, e che comunque di fronte a tanto orrore nessuno riesce a trovare una spiegazione esauriente
Tonino cita un antico proverbio orientale
“Perché l’uomo è cattivo?”
“Perché in ogni uomo ci sono due lupi”
“E chi dei due vince?”
“Quello che TU nutri”
Ombretta: unica fuori dal coro, nega valore letterario al libro, che ritiene un’operazione commerciale morbosa basata sull’emotività del pubblico dei lettori. A suo avviso, Carrère ha fatto un favore a un uomo orribile e imperdonabile che invece andava dimenticato. E soprattutto la disturba un possibile parallelo con un altro romanzo-verità, A sangue freddo di Truman Capote, che viceversa è un’opera di cristallino valore letterario
Marisa difende il talento letterario di Carrère, avendone letto diversi altri libri
Liliana rievoca la vicenda di un conoscente ultranovantenne, persona amabilissima e serena, che nel 1945, a guerra da poco finita, aveva ordinato giustizia sommaria di 54 fascisti imprigionati, e malgrado questo eccidio a sangue freddo era riuscito a ricostruirsi una vita normale giustificandosi con le circostanze eccezionali dell’epoca
Ivano: all’iniziale repulsione è seguito un certo interesse che lo ha portato a terminare la lettura, ricavandone l’impressione di un libro non certo di gran valore letterario ma ben costruito
Renata: la parola chiave della vicenda è ambiguità. Romand si barcamena su piani diversi e fra diverse personalità, cercando forse un’identità che non gli è chiara. Un’infanzia all’ombra di una madre esigente che lui si sentiva in dovere di compiacere lo condiziona a tal punto da iniziare un giro di menzogne che non ha più fine. Fa notare che la moglie, definita “priva di malizia”, è un figura negativa in quanto dimostra di non saper (o voler) riconoscere il male. Ma anche questi sono motivi che decretano il grande interesse del libro
Daniela D. riprende l’elemento del “doppio” e della contrapposizione fra passione e razionalità, formule frequenti fin dall’antichità ed evidentemente legate alla psiche stessa dell’Uomo di tutti i tempi.

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